Nov 262011
 

Recensione SOUL of Chogokin Gx-60 God Sigma

Produttore:
Data prod.:
30 Luglio 2011
Materiali:
ABS, PVC, diecast
Accessori:
3 set di mani God sigma, 2 set di mani per Kuraiou, Kaimeio e Rikushinou; Kuurai Kyuu (arco e freccia), Rikushin Hammer(martello), Fucile Tridente, spada per Kuraiou, Musou Ken (spada laser), God Shield, catene uncinate, fucile a trapano, antenne alternative per le spalle, stand espositivo.
Altezza:
300 (mm)
Peso:
1086 (g)
Manuale:
cartaceo, a colori, libretto, lingua giapponese, molto dettagliato
Fornitore:
www.zonahobby.com
Prezzo orig.:
24,150 yen
Il voto dei visitatori:
[starrater tpl=45]

Potrei intitolare questa recensione con qualcosa tipo “E venne il giorno”. Rassicuro subito che non c’entra il filmetto di Shyamalan dove tutti si suicidavano su sollecitazione delle piante incazzate per l’ormai troppo ingombrante presenza dell’uomo e dei suoi rifiuti, ma è relativo alle sempre più insistenti voci di dismissione della linea Soul da parte di Bandai.

Innanzi tutto questo Gx60 segue di uno un precedente componibile, cosa che spezza l’ormai consolidata tradizione che vede Bandai alternare pezzi grossi e costosi, con altri più piccoli ed economici, secondariamente perché, a seguito di questo, sarà rilasciato un ulteriore componibile (il Daioja) ma solo ad Aprile e come Gx61, quindi nessun modello intermedio per ben otto mesi!

A queste, chiamiamole per ora “considerazioni”, si aggiunge che sia il 59 che questo 60, come vedremo, non sembrano prodotti che hanno richiesto un particolare lavoro di affinamento, ma si presentano come mere evoluzioni, neanche troppo elaborate, dei vecchi giocattoli Vintage made in POPY.

Ma bando alle ciance (mai questa frase ha avuto più senso) e procediamo con l’analisi di questo grasso, grosso e trino robottone.

La confezione

La scatola è grande, come per il Daltanius, praticamente potremmo parlare di un nuovo formato di confezionamento che vede un aumento deciso dell’ingombro, anche in profondità.

Anche la grafica si spinge sempre più verso richiami forti e colori vividi, tipicamente da scaffale di super mercato, non vi è quasi più niente delle cornici classiche che si vedono nei primi Soul. Il richiamo “vintage” è meno marcato rispetto al Gx59 .

Rispetto alla confezione precedente è da segnalare che, restando il cartone molto sottile e data l’assenza di un ulteriore contenitore per il blister degli accessori, occorre fare molta attenzione a non schiacciare troppo il tutto, perché la scatola non offre la necessaria resistenza e potrebbe accartocciarsi abbastanza facilmente.

L’interno, fatta esclusione appunto per l’assenza del cartone di rinforzo, non presenta particolari sorprese.
I contenitori sono tre, il principale di polistirolo con i tre robot e parte degli accessori, un blister grande con i restanti elementi ed uno più piccolo con le mani piccole.

Come per il Daltanious c’è un forte richiamo al vintage, nella disposizione e nella scelta degli accessori. Presente pure il cartoncino che richiama la vetrinetta.

Dotazioni ed accessori

Secca ripetersi, ma anche per la lista degli accessori si deduce quanto detto sopra, ovvero ci troviamo di fronte ad una dotazione del tutto paragonabile a quella che fu per il God Sigma DX di Popy.

Per quanto riguarda i tre singoli robot, troviamo due set di mani a testa, più quello già istallato; fra le solite varianti ci sono anche le mani a pinza presenti sul vintage.

God Sigma ha un totale di ben quattro set, compresi i pugni piccoli per la trasformazione, già collocati negli avambracci.  Sempre in riferimento al vintage da segnalare l’errore di assegnazione per il trapano perforante e per le catene uncinate che sono armi del God Sigma e non dei due robot Kaimeio (Nettuno) e Rikushinou (Terremoto) e quindi risultano piccole rispetto alle proporzioni del componibile.

Fra l’altro segnalo di fare attenzione al montaggio del fucile a tridente, perché mi si è spezzato il supporto, molto facilmente.

Mancano alcune armi, come le asce, il lazzo, le lame ventrali di Kuraiou (Tuono), peccato.

Ho apprezzato la presenza delle antenne alternative per le spalle di Tuono. Nelle foto del prototipo, effettivamente non si capiva se erano una variante poi scartata oppure un errore di montaggio. Chiarito l’arcano.

Capitolo a parte lo dedico allo stand espositivo. Se da una parte, con il perseverare del gigantismo di questi modelli, comincio ad apprezzare un raccoglitore solo per gli accessori, dall’altra vorrei che fosse fatto bene, mentre quello presente del GX60 presenta i supporti per le mani di dimensioni errate (più piccoli del punto di innesto) e quindi inutilizzabili.

Questo GRAVE difetto, che pare essere sistematico, porta il punteggio al pari di quello del Daltaniuos, altrimenti una mezza stella in più ci sarebbe scappata.

Qualità e finitura

La situazione, almeno nel mio esemplare, non è drammatica come per il Gx59. Alcuni segni sulle plastiche sono presenti, ma non risultano evidenti e sono in punti meno in vista.

Il Die-cast resta poco, pochissimo per la verità e questo abbassa la valutazione, però la finitura globale è buona ed anche i dettagli più piccoli sono riprodotti bene.

Occorre comunque fare attenzione alla trasformazione, che prevede parti a contatto e che sfregano fra loro.

Gli accessori sono quasi tutti rifiniti bene e dettagliati. Le spade presentano dettagli dipinti sull’impugnatura. L’unico accessorio un po’ povero è l’arco, che proprio non mi è piaciuto, con quel fil di ferro che simula la corda.

Non so se inserirlo nella qualità, ma il vintage, col passare del tempo, ha presentato un problema alle plastiche blu, che per una reazione di ossidazione si biscottavano e diventavano fragili. In questo modello, cercando di montare il fucile del robot blu, mi è rimasto in mano il braccetto di supporto.

E’ stata la prima volta che ho rotto un particolare di un SOC Bandai, senza particolare motivazione.

Articolazioni e posabilità

Posabilità buona, nessuno dei componenti separati si può dire che sia instabile; God Sigma assemblato pure.

Buona l’articolazione complessiva della parte superiore del corpo per entrambe le configurazioni

Le gambe dei robot singoli permettono un sufficiente range di posizioni, sono articolate le caviglie, ginocchi e femori, ma non hanno grande ampiezza di movimento. Busto e bacino non sono articolati. Buono il collo, molto buone le spalle, gomiti e polsi. Anche se non è una vera e propria articolazione, il giunto per far rientrare le spalle (in Tuono per farle uscire) permette di giocare ulteriormente con pose particolari. Le mani a pinza non sono articolate.

Assemblato God Sigma nella parte superiore mantiene generalmente le caratteristiche del primo robot, quindi bene per tutti le articolazioni. Come per il Daltanious, la cremagliera della spalla presenta una lavorazione grezza che rende l’articolazione un po’ spugnosa. La presenza degli avambracci più grandi non compromette il gioco delle articolazioni. Le mani risultano ampiamente posabili, grazie all’ormai classico sono uni-ball.

Nella parte inferiore si riscontra una maggior staticità. L’articolazione femorale è ricavata da snodi con il fulcro laterale che pur mostrando una non eccessiva ampiezza di movimento, contribuiscono a non rendere statico il soggetto. Le ginocchia sono ricavate dall’articolazione del collo dei robot singoli, mentre molto interessante e funzionale è la caviglia (che è pure il punto di maggior flessibilità di tutta la gamba).

La grande ala permette di replicare la posizione di volo o di aggancio, con movimenti guidati ed a scatti.Nel complesso un voto più che soddisfacente, per un modello che poteva risultare ancora più statico del Daltanious.

Fedeltà

Il cartone animato di God Sigma è un bagno di sangue, forse più di ogni altro.

Se durante la serie le proporzioni del robot cambiano di continuo, anche i singoli frames di una sequenza animata mostrano proporzioni e pure colori diversi ad ogni step.

Va anche aggiunto che questo Gx60 pare essere una riproduzione del giocattolo vintage, più che della seria animata.

Ciò premesso, un aspetto che difficilmente è criticabile riguarda la trasformazione. Proprio come il vecchio Popy, il Gx60, con tutti i suoi difetti, si trasforma completamente rispettando quasi in toto si vede alla TV. Tanto più che lo fa, quasi non dovendo rimuovere nulla. Soltanto due elementi presente all’interno degl’ arti inferiori di Kuraiou (Tuono).

Questo da una parte è ammirevole, dall’altra ha posto limiti notevoli al risultato estetico finale.

Il robot appare più tarchiato e sproporzionato rispetto alla versione animata. La distribuzione delle masse è completamente spostata verso il basso e tutta la figura si salva perché alla fine, oltre che massicce, le gambe sono anche lunghe.

L’immagine globale non è sgraziata e restituisce, possanza.

Probabilmente è merito anche delle dimensioni notevoli, che non permettono una corretta visione d’insieme se non da una certa distanza. Cosa che invece ha giocato un effetto contrario nel Daltanious. In definitiva, la differenza la fa la percezione che si ha nel guardarlo complessivamente dove il God Sigma se la cava meglio nell’interpretazione proposta per il Gx59.

Anche singolarmente i tre robot, non sono male. Probabilmente, visto anche le dimensioni, si poteva fare di più, ma dobbiamo sempre far i conti con i materiali, che più di tanto non possono essere assottigliati e con la meccanica delle articolazioni. Restano comunque più tozzi del dovuto e sicuramente offrono un risultato estetico leggermente inferiore rispetto al corpo composito.

Contrariamente al Daltanious, non sono presenti accessori specifici per migliorare la resa finale e quindi testa e spalle restano della medesima dimensione.

L’unico stacca ed attacca, nella trasformazione, è relativo ai piedi di Tuono, che nella serie, magicamente sparivano dopo aver rilasciato gli avambracci. Se negli schemi pareva che ne volessero ricavare una versione trasformabile degli stessi, la soluzione è stata assai più pratica ed una volta estratti gli avambracci, si può optare per lasciarli penzoloni (proprio come nel vintage) oppure asportarli direttamente.

Gli accessori sono tutti abbastanza fedeli, eccetto per l’aggancio della spada, che è un semplice cappuccio e per lo scudo che risulta davvero molto piccolo.

L’ala di trinity fa un bell’effetto sia in configurazione di volo che di aggancio. Non credo che si potesse riprodurre tanto meglio. Forse sono un po’ troppo visibili gli sportelli per lo Scudo di Sigma.

Per ottenere un effetto ancor più fedele è possibile smontare con estrema facilità le teste dei due robot secondari, così da eliminare le antiestetiche antenne gialle di Nettuno.

Due note abbastanza stonate sono il petto con effetto catarifrangente a cui non sono riuscito a dare spiegazione ed il blu troppo metallizzato, rispetto alle tinte più pastello dei restanti componenti, ma sono sfumature estetiche che possono anche risultare gradevoli.

Alcuni hanno rilevato come le parti laterali di Nettuno e Terremoto non siano uniformi, essendo rispettivamente blu e nere. Mi sono visto un po’ di frame e devo dire che a volte appaiono così, magari potevano scegliere meglio, ma alla fine non è che disturbino oltremodo, considerando il kit assemblato.

La sufficienza è raggiunta, anche con l’aiuto dell’altalenante animazione, vah!

Riflessioni e soluzioni tecniche

La trasformazione è stata ottenuta sostanzialmente migliorando quella già studiata per il giocattolo Popy.

Certo è stata ottimizzata e l’adozione di articolazioni con il fulcro spostato lateralmente (femori all’esterno e caviglie all’interno) ha permesso di donare un po’ di movimento ad una figura che altrimenti sarebbe stata drammaticamente statica.

La parte più interessante è sicuramente la caviglia del God Sigma, ottenuta dall’unione delle due cerniere presenti all’interno dei piedi dei singoli robot.

Ulteriore aiuto al posizionamento lo danno i femori dei robot, che nelle gambe permettono di avere un punto articolato in più. Non molto naturale ma un super robot, resta un super robot e non sempre ha articolazioni coerenti ed antropomorfe.

Tutto il sistema di aggancio è tenace e non mostra particolari punti deboli, anche se le spalle del God Sigma devono comunque essere accompagnate nel movimento.

La grande ala presenta una soluzione per porgere la spada, un po’ grezza e non ci sarebbe voluto molto per inventarsi qualche sistema meno visibile, fosse stata anche solo un’elsa ad hoc.

Tecnicamente mi sarei aspettato una maggior evoluzione ed alcune scelte stilistiche potevano essere migliorate con l’adozione di accessori specifici per la trasformazione, come successo con il Gx59.

Nella recensione ho preferito non separare le varie voci, per i singoli componenti come successo per altri componibili, perché sia per tipologia che tecnologia i tre robot risultano abbastanza simili da poter essere raggruppati in una valutazione globale unica.

Conclusioni e Pagella

Come per molti altri robot accolti nella serie Soul of Chogokin, anche per questo God Sigma vale la premessa che non esistono concorrenti credibili per una valida alternativa. Per questo, ogni considerazione è nulla se si desidera questo robot in collezione. A meno di non decidere per il vintage, ma di solito si colleziona vintage perché si vuole quel tipo di oggetto e non si ricerca una generica riproduzione del robot.

Il Gx60 presente in se tutte le caratteristiche, in negativo ed in positivo degl’ultimi Bandai, ed in particolare degl’ultimi componibili. La plastica è totalitaria nel confronto dei materiali. Il metallo è appena accennato e limitato in pochi dettagli.

Precisione costruttiva e rifiniture non sono al massimo delle possibilità della casa giapponese, o almeno non ai livelli su cui ormai ci si è fatti l’abitudine, ma sono anche un bel po’ distanti (in meglio) dal Daltanius, suo predecessore.

Dimensioni e stazza fanno il resto. Occhio al prezzo, infine. Il Gx60 non è fra i soul più economici ed in Italia è sicuramente un pezzo noto e desiderato.

In vetrina assicura una presenza importante e si fa notare, tre stelle penso che sia un punteggio adeguato.

 

LA NOSTRA PAGELLA
: ★★★½☆
: ★★☆☆☆
: ★★★☆☆
: ★★★½☆
: ★★☆☆☆
Media: ★★★☆☆
PRO
  • dotazione
  • presenza e dimensioni
  • migliora le tecniche del vintage
CONTRO
  • poco metallo
  • qualche finitura migliorabile
  • le proporzioni sono un compromesso

Galleria fotografica

  2 Commenti per “GX-60”

  1. si puo’ ovviare al discorso delle corna di nettuno semplicemente rimuovendo la testa del robot,infatti cosi’ ho fatto e il risultato e migliore.

  2. Bella recensione. A mio parere, questo God Sigma e Daioja sono un pò il ritorno alla progettazione “intelligente”, compensando Daitarn 3 e Daltanious che invece avevano la progettazione “ad minchiam”. Mi trovo d’accordo con quello che hai detto e posso solo aggiungere un paio di cose. 1-il colore di Nettuno è proprio troppo chiaro come tonalità, però è una cosa che capita spesso con i blu: li fanno sempre troppo chiari. 2- a Terremoto mancano le trivelle sulla pianta dei piede (è un robot sotterraneo dopotutto: quelle dovevano esserci anche solo per principio XD).
    Certe scelte sono strane ed volutamente inficiano il modello solo per renderlo una versione aggiornata del vintage nel bene e nel male (parlo delle corna esposte di Nettuno e della forma delle mani di quest’ultimo e di Terremoto): penso che includere il “male” solo perchè nel vintage era così, mi pare un ragionamento che prende a schiaffi il buon senso (o per essere meno gentili: completamente idiota)