Dic 032013
 
Recensione Fewture EX-Gokin 07: Mazinger Z Designed by Taku[ROBOSHI ]Sato
Produttore:
Fewture/Artstorm
Data prod.:
15 Novembre 2007
Materiali:
ABS, PVC, diecast
Accessori:
tre coppie di mani, due avambracci con iron cutter, tre coppie di tirapugni, coppia di piastre termiche trasparenti, coppia di piastre termiche in metallo, hover pilder, jet pilder, jet scrander, Mazinger blade, stand base, concept design drawing.
Altezza:
235 mm (circa)
Peso:
827 g (circa)
Manuale:
Foglio A3 b/n pieghevole.
Fornitore:
Prezzo orig.:
25,800 yen
Il voto dei visitatori:
[starrater tpl=45]

Non so quanti conoscano la storia dell’autore dietro i primi Ex-Gokin, ma vale la pena ricordare, che tutta la produzione basata su versioni alternative dei Getter e dei Mazinga è disegnata da Taku Sato.

Purtroppo il 21 Agosto del 2006 Sato viene a mancare improvvisamente ed il so lascito, oltre ai tre Getter già finiti è una serie di schizzi più o meno dettagliati, su altri robot vintage, fra questi val la pena ricordare i due Mazinger, Diapolon, gli Astro Robot, Shin Getter One ed i Getter G. Si vocifera anche di altri disegni, però mai diffusi, ma alla fine questo rimaneva.

La produzione di Ex-gokin, ovviamente ebbe un contraccolpo e solo dopo un po’ di tempo si ebbe notizie del proseguo della serie, sulla base dei bozzetti lasciati. Tuttavia, c’era il problema di come mettere in pratica ciò che era su carta. Esperienza non semplice, visti i problemi generati sulle prime produzioni.

L’attesa non è stata premiata ed i primi prototipo evidenziavano una semplificazioni delle linee presentate nei Getter, lasciando in sospeso ciò che mancava nei bozzetti. Questo sia nei Mazinger che negli Astrorobot, tanto più, quest’ultimi parevano di scala decisamente più piccola.

Col tempo, mentre di quest’ultimi si è perso notizia, i Mazinger, son stati confermati.

Con soluzioni costruttive più tradizionali e senza pannellature rimovibili, i due Maji, vengono presentati praticamente in contemporanea e fin da subito sono evidenti i problemi. Se da una parte l’adozione di viti per le gambe, poteva essere rassicurante rispetto al collante usato nei Getter, dall’altra molti dettagli del design finale, risultavano troppo estranei, poco armonizzati con le linee generali e fuori posto. Inoltre le linee più semplici del mecha originale, non aiutavano.

Colpo finale, si presentava praticamente lo stesso corpo base per due robot, uno evoluzione dell’altro.

Ma procediamo con ordine.

La confezione

Scatola ormai senza sorprese. Più ricca, pesante e rifinita di quasi tutte le produzioni concorrenti, almeno in questo, motiva il prezzo del pezzo acquistato.

Brown box, come da tradizione, busta protettiva, sovra copertina e cartonato spesso sono i biglietti da visita, divenuti standard agl’occhi del cliente Fewture. Peccato che ancora abbiamo un semplice pieghevole A3, pure in bianco e nero, praticamente una fotocopia al posto dei ben più pregiati libretti forniti da Bandai.

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Tutti i componenti ed il corpo principale sono ospitati nel grosso sarcofago di polistirolo che sul fondo porta lo stand, anch’esso, ormai un classico.

Dotazioni ed accessori

La dotazione di accessori, compre praticamente tutto quanto si è visto nella serie animata, anzi ci mette qualcosa in più.

Abbiamo ben tre coppie di mani, aperte, chiuse e per impugnare accessori, due coppie di piastre termiche, una è in plastica rossa trasparente, per simulare il lancio del raggio termico, le altre sono in metallo, di un bel rosso sfumato. Queste sono decisamente pesanti, ma anche stabili nella loro sede, grazie a profondi innesti per il busto.

Non mancano gli iron cutter, direttamente ospitati su avambracci secondari, da sostituire a quelli originali; abbiamo sia l’ hover pilder che il Jet pilder, entrambi ben definiti e con particolari colorati e ali snodate.

Abbiamo il Jet scrander con ali orientabili ma abbastanza semplice nella sua nuova interpretazione di veicolo pilotato ed autonomo, abbiamo lo stand, robusto e con asta di sostegno in metallo.

A completare la dotazione, vi sono anche tre coppie di tirapugni, accessorio caratteristico della versione di Sato e non riscontrabile nel design di Nagai ed una spada dalla forma, per la verità, un po’ fuori tema. Quest’ultima non è nient’altro che una seconda Mazinger Blade del Great Mazinger, inserita nella confezione per legare le due uscite.

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La qualità complessiva è buona, si evidenziano però alcuni problemi di coerenza fra il colore blu delle mani e quello, leggermente più tenue delle braccia. Inoltre il sistema magnetico di aggancio degli avambracci presenta il difetto, assai comune, quasi sistematico, delle calamite che si scollano dalla loro sede. Nulla per cui stracciarsi le vesti, ma lo spettro dell’uso superficiale del collante, c’è anche qui.

Stesse traccie di un assemblaggio superficiale lo si nota su una delle mani per impugnare la spada, dove il pollice, è saltato via dalla propria sede appena sfiorato e dove sono evidenti tracce degli aloni tipici dell’evaporazione del cianoacrilato.

L’esperienza precedente, evidentemente, non è stata d’insegnamento.

Ultimo appunto è da sollevare sul sistema di fissaggio delle mani. Queste sono trattenute al polso tramite un doppio giunto sferico e spesso questo resta fissato al braccio, invece che restare nella sede della mano.

A differenza dei Getter, i Mazinger non presentano parti di armatura da montare o maschera facciale asportabile, di conseguenza niente endoscheletro visibile o dettagli del volto. Un vero peccato.

Qualità e finitura

La finitura è in linea con gli standard del prodotto. Le poche pannellature presenti sono tutte contornate di nero. I colori sono molto belli nei toni e ben stesi, alcuni particolari sono sfumati. I particolari più piccolo sono dettagliati in maniera efficace e con precisione.

Meno bene la qualità percepita delle plastiche, che restano ancora di aspetto troppo economico e la colorazione delle parti in pvc è di tono diverso da quella del die cast.

Il vero problema è legato ad alcune soluzioni tecniche di ancoraggio. Braccia, spalle e collo.

Le spalle, tendono a sfilarsi dalla propria sede, come gli avambracci non sono sufficientemente trattenuti dalle calamite fornite, che vanno pure rifissate mediante colla. Anche la testa, sta in sede soltanto grazie ad un pernio cilindrico, inserito per attrito.

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Se il sistema di calamite, è facilmente riparabile e pure spiegabile, con tutto lo sforzo possibile, non ho capito perché non sono stati adottati giunti più funzionali per le spalle e per il collo.

Pollice verso anche per i rivetti utilizzati per fissare l’articolazione del gomito, soluzione davvero grezza e troppo visibile.

Bruttini gli avambracci con le Iron Cutter visibilmente fissate alla base di metallo tramite due pernie, poco solido anche il sistema di aggancio fra Scrander e Mazinger.

Bello invece il dettaglio delle clavicole a pistone, con la possibilità di espandere l’intero torace.

Insomma, l’aver abbandonato in parte la strada delineata dai Getter, non ha giovato affatto, se le soluzioni adottate sono persino peggiori di prima.

Articolazioni e posabilità

Il modello è completamente articolato ed a livello di pose, rivaleggia senza problemi con i Getter precedenti. Presenta però anche gli stessi limiti, anzi, per la verità qualcosa in più. Sicuramente è l’ora che le caviglie vengano aggiornate, con la possibilità di ruotare anche sul piano frontale, oltre che laterale; tuttavia, il vero problema è la pesantezza degl’arti inferiori.

Sarà per il nuovo sistema di fissaggio, sarà forse per un’esagerato spessore delle parti metalliche, sta di fatto che sono troppo da sostenere per l’articolazione del bacino, che mostra una certa cedevolezza e mobilità.

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Gli appunti si fermerebbero qui, se non fosse per il non trascurabile difetto delle spalle che si sfilano. Come detto poc’anzi, non è un comportamento che inficia l’ottima posabilità del modello, ma rendono frustrante il suo  posizionamento. La stessa soluzione è stata usata per il Mazinkaiser di Aoshima, ma in quel caso è giustificata dalla presenza di avambracci alternativi ed il pernio ha maggiore profondità.

Comunque, la valutazione è nel complesso, molto buona, per un oggetto con queste caratteristiche.

Fedeltà

Rispetto ai Getter, qui si percepisce bene che la mano di Sato è venuta a mancare.

In particolare, il modello è carente dal punto di vista dei dettagli ed il volume della parte superiore, risulta leggermente sotto dimensionato, quasi avessero preso per buoni i bozzetti, dove il robot è visto in prospettiva dal basso.

Da sottolineare, come alcuni elementi, alla ricerca del massimo risparmio, siano stati omessi, mentre altri, siano gli stessi del Great Mazinger, ad esempio le ginocchia, che non rispettano affatto il design originale.

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Alcuni particolari, per fortuna, si son salvati, anche perché dettagliati dallo stesso Sato. La testa, pur presentando somiglianze con il modello in plastica AD-1901, è ben proporzionata e dettagliata. Buono anche il busto, con dettagli funzionanti e funzionali. Dato negativo, invece, per  le spalle e braccia, piccole e poco coerenti, il ventre, che presenta un’armatura troppo spaziata ed incoerente, le gambe, eccessivamente semplificate.

Fra gli accessori, il fuori tema è tutto della spada, tanto è vero che nell’edizione limited del Great Mazinger sono corsi al riparo.

Un peccato, che risulti così evidente, l’incapacità di restituire personalità ai disegni originali, arricchendoli di particolari e rifiniture.

Riflessioni e soluzioni tecniche

Bisogna riconoscere a Fewture di essersi sforzata nella ricerca di una soluzione per poter portare avanti i progetti di Sato, dopo la sua scomparsa.

E’ ovvio che non l’abbia fatto perché generosa, ma perché, evidentemente i precedenti prodotti hanno portato soldi in cassa. Sfortunatamente la differenza con la mano dell’ideatore originale si è sentita e  sebbene non ci siano scostamenti sostanziali con la bozza cartacea, quello che è venuto a mancare è l’attenzione per i dettagli.

Il Mazinger Z di Fewture, pur mantenendo le caratteristiche e la caratterizzazione degli ex-gokin, possiede poca personalità, risultando sgraziato e poco bilanciato fra la parte superiore e quella inferiore. Anche il fissaggio con viti, parzialmente usato per le gambe, non ha risolto il problema della fragilità del modello, perché molti altri dettagli sono sempre fissati con colla e le gambe risultano troppo pesanti, tanto da rendere i femori poco fermi.

Impossibile spiegare e giustificare la scelta tecnica di utilizzare perni cilindrici e non sferici per spalle e collo e le plastiche sono sempre d’aspetto troppo economico.

ShinMazinZeroNota a margine curiosa.

Questo Fewture ha trovato vita nel manga Shin Mazinger Zero, dove lo troviamo come versione evoluta e malefica del Mazinger Z.

Il disegnatore, Yuki Yugo, raccoglie a piene mani dal mondo del Gokin commerciali, per proporre diverse versioni in diversi universi del Mazinga Z che tutte però, terminano con l’evoluzione del terribile robot proposto da Sato.

Conclusioni e Pagella

E’ innegabile che in vetrina, affiancato ai Getter, questo Mazinger Z fa la sua figura, però da vicino non riesce a gareggiarvi in qualità e cura dei particolari… considerando anche il costo per portarselo a casa, non propriamente basso, è un acquisto da ponderare con attenzione e probabilmente giustificabile soltanto sull’onda dell’entusiasmo per il die -cast e per le linee estreme del tratto di Sato, ma non certo per come è poi stato tradotto e modellato.

LA NOSTRA PAGELLA
: ★★★★½
: ★★★½☆
: ★★½☆☆
: ★★★½☆

: ★★½☆☆

Media: ★★★½☆
PRO
  • Alcuni dettagli sono molto fedeli
  • E’ molto pesante e con tanto metallo
  • Buona la colorazione
CONTRO
  • Alcune soluzioni da rivedere
  • Riproduzione troppo semplificata e con molto riciclo fra i due Majin
  • Costo eccessivo

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