Mag 092017
 

“I am the Swarm. Armies will be shattered. Worlds will burn….For I am the Queen of Blades”

Questo l’incipit di presentazione di uno dei personaggi più emblematici che popolano, l’ormai consolidato universo creato da Blizzard Entertainment, anche espandendolo oltre quello del videogames Starcraft II.

Per chi non lo sapesse, Blizzard, è una fra le più grandi software house occidentali e forse l’unica nel suo genere, ad essere riuscita a creare un universo proprio, espandendosi nel mondo dell’intrattenimento e della cinematografia. Ogni suo prodotto, non si esaurisce soltanto nell’ambito dell’intrattenimento video-ludico, ma si da sempre si è allargato agli altri aspetti mediatici, anzi a pensar bene, considerando sempre la ricerca di completezza e qualità e la tipologia dei team di sviluppo, Blizzard ha anticipato i tempi, mostrando che il futuro del media era proprio la contaminazione dei generi videogames, cinematografia, comics e intrattenimenti live.

Inutile spendere altre parole su un’azienda ed un fenomeno che altri descriverebbero o hanno descritto meglio e con più capacità. Concentriamoci allora su questo prodotto, la statua della regina delle Lame, un personaggio, come dicevo all’inizio, decisamente carismatico, che fa dell’essere squisitamente e malevolmente affascinante una sua forte caratteristica.

La letale Regina delle Lame, nasce dalla contaminazione di Sara Kerrigan, un cecchino fantasma di razza umana (o terran come vengono chiamati nel gioco), alla razza insettoide degli Zerg. Anche in questo caso, per chi non fosse preparato alla narrazione del videogames StarCraft ed a tutto il suo background, invito ad una ricerca veloce su internet, google sarà vostra amica.

Sarà mantiene buona parte della sua caratterizzazione femminile, come prevedibile considerando chi è il tipico videogiocatore, ma diviene allo stesso tempo simbolo di una letalità primordiale, di cui sono massima esponenza le ali scheletriche che le spuntano dalla schiena. Tutto il desing poi, richiama i carapaci degli Zerg, fino da arrivare ai capelli, vere e proprie spine, che ricordano un po’ falangi allungate.
Insomma una figura femminile che ben manifesta il tormento della fusione fra due razze.

Rispetto alla versione del primo StarCraft, dove grafica e prestazioni informatiche, non richiedevano ai grafici, grossi sforzi su dettagli, in StarCraft 2 i dettagli sono stati arricchiti ed è proprio su questa base, che il corposo team di Sideshow, composto da Ian MacDonald (Design), Zane Yarbrough (Design), Blizzard (Design), Mark Newman (Sculpt), Brian Fay (Sculpt), Ray Villafane (Sculpt), Earl Ellis (Sculpt), Adam Smith (Mold & Cast), Chadwick Andersen (Mold & Cast), Michael Woodring (Mold & Cast), Rick Cantu (Paint), Anthony Mestas (Paint), Kat Sapene (Paint), ha realizzato quella che si può definire la migliore fra le statue della regina delle lame.

I materiali usati sono molto buoni. In particolare ho apprezzato che le componenti più sottili, come le ali, ma soprattutto i capelli, non siano rigidi ed offrano una certa flessibilità. Questo salva sicuramente da incresciose rotture, ma deve aver aiutato anche il processo produttivo, permettendo lo stampaggio di parti dettagliate, mantenendo separati gli elementi più sottili. Tutto sommato, l’elemento meglio realizzato sono i capelli, ma tutto il volto è ben scolpito, con tratti molto riconoscibili.

La figura è anatomicamente abbastanza corretta, un dubbio rimane sulla posizione delle gambe che se di lato convincono, frontalmente hanno un andamento meno elegante. In realtà tutta la figura è poco stereotipata, il che è un bene per un certo verso, ma perde un po’ di quella tetra sensualità, tipica del personaggio.

Molto ben realizzata la colorazione, anche se non eccessivamente satura, cosa che poteva essere data l’origine grafica del personaggio. Restituisce una certa naturalezza, soprattutto alle parti di carapace, ma un accetto maggiore sulle parti rosse e violacee, avrebbe sottolineato maggiormente il tipico potere da Zerg primordiale.

Bene, ma non benissimo il dettaglio degli occhi. Potevano essere maggiormente dettagliati. Mentre ottima l’espressione della bocca, leggermente aperta e che fa intravedere i denti. Belli anche i dettagli delle venature che dall’orecchio si esauriscono alle guance, segno sempre della contaminazione Zerg.

Buono il livello di dettaglio complessivo, con una qualità che si attesta nella media di questi prodotti, ma con un punto in più data la complessità generale della statua.

Bella e funzionale anche la basetta, che non è un semplice accessorio, ma un elemento complessivo di tutto il prodotto.

In conclusione una bella rappresentazione, ad un costo, tutto sommato onesto. Vedendo i numerosi artisti impegnati e sapendo quanto sia pignola la Blizzard per la trattazione dei suoi personaggi, immagino che lo sviluppo non sia stato semplice, ma il risultato c’è.

Avrebbero potuto lavorare un po’ sul dettaglio pittorico degli occhi e cercare una posa un po’ più caratterizzante. Dato che, probabilmente, c’è stata una forte ispirazione tratta dalla statua posta davanti alla sede parigina della Blizzard, avrei preferito l’avessero replicata in toto dato che alla fine non ne sono riusciti a trarne la completa essenza e tridimensionalità, in particolare variando la posizione delle gambe e del braccio sinistro.

 

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