feb 192013
 
immagine di testa gx52
  • produttore: bandai_logo
  • produzione: Febbraio 2009
  • materiale: ABS, PVC, lega metallica presso fusa
  • accessori: set di mani, spada, stand espositivo.
  • altezza: 170 mm circa
  •  peso: 152 g
  • manuale: libretto a colori.
  • fornitore: Jungle
  • prezzo all’origine:  n.d. (versione limited disponibile solo con spedizione coupon)

Premessa
Quando le idee scarseggiano e la tasca piange, spesso si ricorre a soluzioni di marketing abbastanza palesi, ma che si basano su tecniche più che collaudate. Nel mondo del collezionismo, si traducono in versioni limited e nel mondo di Bandai in manga contenenti riferimenti a prossime versioni limited di modelli giù prodotti.
Questo è quello in cui potremmo riassumere tutto l’insieme delle varie “Mazinger Angels” prodotte dal 2004 al 2009 circa, ivi comprese le versioni limited.
In sostanza Bandai ha commissionato un vero e proprio manga, dove si rivisitava per l’ennesima volta il mazinger universe e dove a farla da padrone erano le spelle femminili delle serie classiche. In questi volumi, troviamo quindi le varie pilotesse, che con un non troppo velato richiamo agli angeli di Charlie (sì, proprio il notissimo telefilm americano). affrontano i malvagi a bordo delle rispettive “robottesse”. Fra qualche licenza di troppo, un redesing dei mecha, così da renderli conformi ai modelli banda, versioni speciali e apprezzabili curve femminili si giunge, attraverso una trama accessoria, a quello che è alla fine un accompagnamento verso il prodotto finale, ovvero il S.o.C. vero e proprio.
Cosi nascono o meglio rinascono le varie gx08MA, 09MA, 11MA e 12MA. Come poi non fosse bastato ecco il fiorire delle serie limited e fra le tante (ricordiamo che per Bandai il termine limited è un po’ vago), forse la più rara da reperire è la Gx09 Shing Shadow, comprabile soltanto mediante la spedizione di un tagliando presente nel secondo volume di Mazinger Angels Z.

La confezione: : ★★☆☆☆
La scatola è decisamente piccola, la grafica è molto simile alle restanti MA, ovviamente mostra sul fronte la versione SS di Minerva. All’interno trova posto il classico stand, il sarcofago di polistirolo con il corpo principale ed un blister con gli accessori. Nulla di fantascentifico per un modello che dovrebbe presentare qualche plus in più.

Dotazione ed Accessori: : ★★☆☆☆
Anche la dotazione di accessori non fa gridare al miracolo. Bandai resta fedele alla tradizione di vedere limited dotati peggio delle versioni standard (in questo caso per la verità c’è una spada in più). Qualche piccolo accessorio in più non avrebbe fatto schifo, essendo la dotazione di Minerva praticamente assente.

Qualità e finitura: : ★★★☆☆
Il punto di forza della serie è la qualità complessiva del progetto. Le robot di Bandai sono quasi completamente di metallo, molto posabili e ben rifinite. Le MA non fanno eccezione e di conseguenza anche questa SS è bel colorata. Unica nota negativa è la tinta dorata delle giunture, che a differenza della Diana, ha finitura più lucida e si deteriora molto facilmente, rovinata dall’attrito fra le parti. Fate molta attenzione.

Articolazioni e posabilità: : ★★★★½
Come anticipato articolazioni e posabilità sono ai massimi livelli, per un chogokin. Come per le sorelle gemelle, l’utilizzo del corpo del gx08 abbinato alla testa della Minerva 09, limita la posabilità della testa, unita al collo ed articolata solo all’attacco col busto.

Fedeltà: : ☆☆☆☆☆
La fedeltà è un aspetto praticamente non valutabile. Si consideri che le MA nascono prima come rivistazione del Gx originale e poi riprodotte sul manga a loro dedicato ed utilizzato come mezzo di diffusione. Dal punto di vista tecnico quindi siamo ad una corrispondenza 1:1, tuttavia in questo caso sarebbe più corretto dire che è la parte cartacea ad essere fedele al modellino.

Nota tecnica: Una piccola nota va sottolineate in merito a questo Angel. Intanto, a differenza della Minerva X MA, questa torna ad avere la numerazione originale 09 e non 13.
gx-09ss009Altra differenza sostanziale è che il corpo non è quello della Minerva X originale, ma bensi quello di Aphrodite e quindi presenta propozioni leggermente diverse, il meccanismo di sparo sul petto, più tutti i dettagli grafici e di desing tipici del Gx08.
Altro pezzo riciclato sono le placche pettorali, dirattamente clonate dalla versione bianca ed anch’essa limited del Gx08ma.
Perde invece la seconda testa, con le ali e le mani ad artiglio. Peccato perché questo impoverisce del tutto il modello, lasciandolo spoglio di accesori degni di nota.
Un ultimo accenno va fatto alla colorazione delle parti di giunzione. Va detto che tutte queste MA, avendo il corpo completamente specchiato, sono verniciate con una tinta particolare, molto plastica, che lascia praticamente un film abbastanza delicato. Contrariamente ad altre produzioni, in questa SS, Bandai ha coperto con lo stesso film, anche le giunture di gomiti e ginocchia rendendole estremamente delicate. E’ bastato infatti il servizio fotografico, per far perdere il colore alle zone di attrito, cosa davvero molto seccante se si considera l’esborso necessario per l’acquisto.

Conclusioni - Media: ★★½☆☆
E’ difficile trovare un motivo valido per acquistare questa Minverva X shining Shadow. Almeno fino a che rimaniamo nei binari del buon senso.
Questa versione è forse la più difficile da trovare e sicuramente fra quelle che si sono prezzate maggiormente. Possiamo quasi definirla lo 01RB delle S.o.C., ma ne vale la pena?
Sinceramente direi di no. A parte lo schema colore, particolarmente attraente, non presenta soluzioni nuove, ricicla praticamente quasi tutto dal Gx08 Show White ed è anche un po’ delicata da esporre.
Sul piano generale, non c’è dunque modo di supportare un eventuale, dispendioso, acquisto e tocca demandare unicamente al gusto personale ed alla voglia di averla in collezione. Un po’ come per tutti i limited Bandai.

gen 172013
 
immagine di testa gx52
  • produttore: bandai_logo
  • produzione: 30 Gennaio 2010
  • materiale: ABS, PVC, lega metallica presso fusa
  • accessori: quattro set di mani, due getter tomahawk, due getter machine gun, mantello.
  • altezza: 160mm circa
  •  peso: 380g
  • manuale: libretto a colori.
  • fornitore: Jungle
  • prezzo all’origine:  8,190 Yen

Premessa
Era circa 1998 quando fu presentato Shin Getter The Last Day, una mini serie di 13 episodi (oav per la precisione) caratterizzati da un livello tecnico pregevole (diciamo almeno per buona parte della serie) e da una trama completamente rivista e che narra una sorta di “universo parallelo” rispetto alla vecchia serie animata nonché rispetto al manga di Nagai e Ishikawa.
Al di là del valore della serie in se, non è possibile comunque negare che ha dato il via a tutta una serie di nuove riproposizioni ed ha rinnovando i mechanical design di tutta la famiglia getter.
Se come prima casa, abbiamo incontrato Aoshima con il suo ottimo Shin Getter Robot, Bandai su questo brand era latitante, almeno fino alla presentazione del Gx51 ovvero il Getter Dragon proprio di the last day.
A seguire Bandai ha poi presentato il Getter One, sempre ispirato a quello visto nella serie di OAV ed in questo caso, entrando in diretta concorrenza con la casa della grande A, dato che era un mecha già presentato.
Vediamo dunque quali e quanti aspetti caratterizzano questo che ad oggi è l’ultimo dei Soul of Chogokin tradizionali e non trasformabili o componibili.

La confezione: : ★★★★☆
La scatola, dalla grafica abbastanza semplice ma elegante, non presenta novità di sorta. Sia come dimensioni che come organizzazione del contenuto, resta ferma nel solco della tradizione, quindi corpo del robot nel contenitore del polistirolo, accessori nei blister e stand classico, il tutto organizzato al millimetro, per una scatola principale dal cartone sufficientemente spesso e dalle misure compatte.

Dotazione ed Accessori: : ★★★★☆
La dotazione originale del Getter One non è particolarmente ricca, ma quello che viene mostrato nella serie, lo si trova anche nella scatola. Oltre ad i due getter tomahawk, troviamo le due minigun con tanto di caricatore estraibile, quattro set di mani alternative, il mantello e lo stand classico dei S.o.C. piccoli.
Ultimo accessorio è l’emettitore dal getter beam, che in questo modello è un complemento esterno e separato, al contrario del Gx-06.
Il livello di dettaglio è all’altezza e compre fedelmente la dotazione originale.
Dovendo trovare delle mancanze, forse uno stand con la possibilità di esposizione più dinamica, avrebbe reso maggior giustizia al modello, sarebbe stato gradevole un ulteriore mantello e qualche parte aggiuntiva sullo stile del Gx-06.

Qualità e finitura: : ★★★★☆
Spesso ci dimentichiamo il livello di precisione dei dettagli su questi gokin, ma Bandai non manca di ricordarcelo, proprio grazie a questi che sono i più piccoli fra i S.o.C.
Rispetto ad uno qualsiasi dei vari componibili, qui ci troviamo davanti ad un corpo principale ricco di diecast (tutto tranne pettorina, testa e piedi), parti in plastica che restituiscono una percezione di buona tenuta e particolari precisi e dipinti in modo uniforme.
Purtroppo persiste la mancanza di dettaglio sulle mani, cosa che Bandai pare aver abbandonato.
Una particolare nota, relativa proprio alla rappresentazione del Getter, è che Bandai non ha mai optato per dare trasparenza alle placche pettorali verdi. Cosa invece che è presente nella versione di Aoshima valorizzandone la resa finale.
Fattore non direttamente legato alla qualità, ma che tira in ballo il shin gokin è l’altezza. Seguendo quanto presentato per li Shin Mazinger e per il Getter Dragon (il più grande di questi “nuovi piccoli chogokin”), anche il Gx-52 è più piccolo e non di poco, rispetto alla rappresentazione di Aoshima che a suo favore ha pure la tradizionale abbondanza di diecast.

Articolazioni e posabilità: : ★★★★½
Questo Gx-52 è praticamente la somma di tutte le innovazioni portate al classico S.o.C che come capostipite il gx-01. Non c’è molto da aggiungere se non che eredita tutte le nuove soluzioni presentate dal gx-45 in poi, offrendo un ventaglio di pose ed una stabilità ragguardevoli. Ovviamente non siamo ai livelli di moderne action figure, ma sia per numerosità e concezione, è evidente la lontananza generazionale rispetto ai primi Gx.
Difficile trovare punti non articolati, in particolare poi i femori telescopici, offrono due gradi di escursione, così da permettere, nonostante il design decisamente massiccio, pose molto raccolte.
Sistemi telescopici a scatto li troviamo anche su spalle e caviglie, mentre il collo offre due punti di articolazione, uno alla base ed uno al vertice, vicino alla testa entrambi con pernio sferico che garantiscono un’accettabile posa di volo.
Il tronco presenta due articolazioni. Ventre e bacino possono ruotare orizzontalmente, mentre il busto è svincolato sui tre assi, con la possibilità di bloccare la sezione rossa in posa eretta. Accorgimento, questo, che parrebbe servire per migliorare la stabilità in un eventuale posa di volo.

Fedeltà: : ★★★½☆
La fedeltà è buona, molto buona. Fondamentalmente si sono formate due scuole di pensiero, una sostiene l’Aoshima, l’altra il Bandai. Dal mio punto di vista, se andiamo ad analizzare il design di riferimento forse nessuna delle due ha centrato al 100% il modello, in particolare la particolare forma del busto che entrambe hanno allargato nella parte superiore, però rivendendo la versione animata mi pare che le proporzioni del Bandai siano migliori, più raccolte le parti sporgenti, come le spalle e più allargato il bacino, richiamando un po’ le proporzioni over size del Getter One di The Last day. D’altro canto il design della testa è un’interpretazione diversa, come compare diversa in alcuni episodi (da dopo il tre). Tutto sommato sui dettagli di design influenza anche il gusto personale.
Dove non c’è opinione che conti è sull’altezza e sui dettagli delle placche pettorali e lì Aoshima ha lavorato meglio.

Le soluzioni tecniche
Questo GX a buona ragione, lo possiamo considerare come l’ultimo dei classici S.o.C. “piccoli”, quelli figli del Gx-01, per intenderci, dopo questo Getter 1, Bandai ha presentato tutti componibili o trasformabili ed ha ridotto di molto anche il numero di uscite, preferendo spostare parte della sua attenzione sui più piccoli S.r.C. e tutto il parco action figure.
Quanto alle soluzioni tecniche, come detto, quanto già detto sopra, il 52 presenta tutte le ultime soluzioni di articolazioni presentate sui S.o.C. di ultima generazione. In particolare le soluzioni a scatto dei femori, qui ulteriormente potenziate, con ben due step di estensione.
Come per il 51, anche questo Getter, abbandona l’idea del robot componibile e non presenta parti separabili.
Ho letto di segnalazioni relative alla poca tenuta del mantello, però sul mio esemplare teneva bene, mentre il pernio de collo era stato assemblato male ed inizialmente pensavo fosse fallato.
E’ bastato inserirlo più a fondo ed il problema si è rivelato non esserci.
Estremamente interessante è la soluzione adottata per l’accoppiamento delle parti il profilarle come i pannelli visti nella versione animata ma Bandai continua a non sposare i copri vite.

Conclusioni - Media: ★★★★☆
Sinceramente è difficile trovare difetti al modello. Se questi ci sono, probabilmente si possono concentrare nelle scelte pre progettuali, ovvero quello di renderlo una tantum, non accompagnandolo quindi con il relativo Getter 2 e 3 (politica per altro adottata col precedente Dragon) e di farlo piccolo.
Lato tecnico non mostra il fianco a critiche particolari, un maggior dettaglio alle mani sarebbe stato gradito, ma d’altro canto non da adesso che vado a ripeterlo.
Personalmente l’ho apprezzato molto, perché restituisce una sensazione di maggior qualità e rifinitura rispetto all’Aoshima, oltre ad avere una posabilità maggiore. Certo è piccolo ed in vetrina si sposa bene solo con i fratelli di generazione (gx45 e 51), inoltre è quasi impossibile vedere le relative versioni dei rimanenti getter, quindi conviene valutarne bene l’acquisto.

nov 022012
 

Tornato da poco da Lucca Comics & Games 2012, solito casino e solite considerazioni sui miei anni che passano e rendono quest’evento sempre meno interessante, ma quest’anno le novità presentate erano succulente e non potevo farmele mancare.

Ecco dunque le foto scattate al Danguard A nuovo 62esimo Soul of Chogokin di Bandai:

Le valutazione che si possono tirare, vedendolo di persona, sono che non è poi così piccolo, ma sicuramente c’è stata un’inversione di tendenza e siamo tornati a rivedere i buon vecchi S.o.C.

La taglia è giusto intorno ai 18/20 cm ad occhio e direi che il mecha design se ne giova. Non c’erano accessori, ma i polsi con innesto sferico mi fanno sperare che vi siano mani anche non articolate. Le articolazioni paiono buone ed efficaci, mentre il materiale è ancora da scoprire tutto, dato che il proto era in resina. Belli i colori scelti, non troppo carichi.

In generale mi ha fatto una buona impressione, sicuramente meglio delle ultime produzioni made in Bandai, vedremo il risultato finito.

feb 162012
 
  • produttore: bandai_logo
  • produzione: Novembre, 2004
  • materiale: ABS, PC, PVC, lega metallica presso fusa
  • accessori: 2 set di mani, tremble horn, bird can, zambot magnum con tutti gli accessori per la trasformazione in fucile e lancia granate, cinturone per gli accessori, pettorina e fregio gialli per Zambot , pettorina e fregio doranti per Zambot.
  • altezza:  13 mm (circa)
  •  peso: 69g
  • manuale: pieghevole bianco e nero.
  • fornitore: Jungle
  • prezzo all’origine:  n.d.
Premessa
La prima comparsa del Gx-23A la possiamo ricondurre alla pubblicazione del libro dedicato alla serie Soul of Chogoni “Project the Soul of Chogoikin” dove veniva data la possibilità, mediante la spedizione di un coupon di acquistare questa versione limited dello Zanboace con alcuni dettagli rivisti ed un paio di bonus parts per lo Zambot versione standard.
Come succede spesso il limited assunse subito una certa quotazione, per poi riposizionarsi un prezzo più ragionevoli ed una reperibilità, tutto sommato, più che buona.

E’ stato grazie a questa combinazione che dopo diverso tempo, ho deciso di inserirlo in collezione, anche perché fra le varie produzioni alternative e/o limitate il Gx-23A non si è mai attestato fra i primissimi posti come apprezzamento e quindi molti pezzi sono ancora in circolazione ed in condizioni pari al nuovo.

La confezione: : ★★★☆☆
La scatola è ovviamente più piccola rispetto al kit completo, cartonato nella norma, grafica allineata che le produzioni del periodo. L’interno è disposto su due blister trasparenti con un rinforzo in cartone. Come usuale sui limited il bel libretto a colori a più pagine e sostituito da un misero foglietto in bianco e nero. Le 3 stelle ci stanno tutte.

Dotazione ed Accessori: : ★★★☆☆
La dotazione è quella standard vista nel Gx-23, chiaramente limitata ai componenti del solo Zamboace. Sono tutti ben alloggiati nei blister trasparenti e ci sono due bonus parts per lo Zambot: il fregio a forma di luna e la pettorina, entrambi con finitura dorata ed a specchio. Avrei preferito che avesserro completato le parti, includendo anche le ali, così da rendere coerente la colorazione del modello principale evitando un certo effetto arlecchino. Continua a non piacermi la cintura troppo rigida e grossolana. Anche le mani aperte, essendo le stesse, restano sproporzionate rispetto al corpo principale.

Qualità e finitura: : ★★☆☆☆
Rileggendo la recensione dello Zambot, Gx-23, alla finitura veniva attribuito un voto decisamente negativo, questo sia in funzione delle plastiche dall’aria assai dimessa, folcloristicamente potremo definirle da ovetto Kinder, sia per la finitura delle stesse, che risulta grossolana, con molti segni degli stampi, bave e graffietti.
Questo Zamboace, diciamo che non si discosta di molto, sicuramente anche nel modello di serie, era l’elemento meglio rifinito e meno plasticoso, per cui qualche punto in più lo ottiene.
Da considerare anche la variabilità delle finiture, visto che nell’esemplare del Gx-23 che ho in possesso è particolarmente scadente come resa.
Il metallo resta localizzato nei femori, questa volta cromati e nel petto. La nuova colorazione degli accessori non aggiunge nulla di più, anzi questo grigio/azzurro forse stona un po’, rispetto al nero della versione originale. Precisi i dettagli del volto, come anche nel modello base.
Per il resto valgono le medesime considerazioni maturate all’epoca delle precedente recensione.

Articolazioni e posabilità: : ★★★★½
Il piccolo Zamboace è ben articolato, anche se alcune articolazioni lavorano su un solo asse. In particolare i piedi non permettono un posizionamento a gambe divaricate che permetta di far aderire la pianta del piede a terra. I femori non hanno ampia escursione in avanti, ma lateralmente l’articolazione arriva a 90° .La parte superiore del corpo gode di maggior libertà. Le spalle sono pensate per permettere la trasformazione quindi non sono semplicissime da gestire ma offrono buona posabilità, le braccia ed i polsi sono completamente articolati così come i collo. Lo Zamboace, preso da solo presenta una ottima articolarità.

Fedeltà: : ★★★½☆
La fedeltà è forse la parte più riuscita del Gx-23 e quindi non può essere diversamente per questo 23A. La colorazione un po’ diversa degli accessori non è altro che un’interpretazione alternativa della versione animata, mentre le parti cromate e dorate, non aggiungono nulla ne lo tolgono. Il Gx-23 era sulle tre stelle e mezza, così come lo è il Gx-23A.

Le differenze
La versione A si differenzia dallo Zamboace per alcuni particolari nella colorazione e per la presenza di due bonus part. Tutti gli accessori che compongono il fucile sono di un colore più chiaro, mentre il corpo principale presenta la colorazione di braccia e femori con finitura cromata e non grigio satinato.
Le bonus parts sono il fregio dello Zambot e la sua pettorina. Come detto sopra, per fare un buon lavoro, avrebbero dovuto fornire in versione dorata tutta la componentistica gialle. Sarebbe stato più corretto ed avrebbe reso sicuramente più appetibile questa uscita.

Conclusioni - Media: ★★★☆☆
Sicuramente questo Gx-23A resta poco interessante nel suo complesso. Per quello che offre costa comunque troppo e poi i bonus che da sono incompleti.Può essere preso in considerazione per affiancarlo con un Gx-23 completo se proprio non si vuol andare di coppia.
Consigliato solo agli affezionati e chi non può fare a meno dei limited.