feb 192013
 
immagine di testa gx52
  • produttore: bandai_logo
  • produzione: Febbraio 2009
  • materiale: ABS, PVC, lega metallica presso fusa
  • accessori: set di mani, spada, stand espositivo.
  • altezza: 170 mm circa
  •  peso: 152 g
  • manuale: libretto a colori.
  • fornitore: Jungle
  • prezzo all’origine:  n.d. (versione limited disponibile solo con spedizione coupon)

Premessa
Quando le idee scarseggiano e la tasca piange, spesso si ricorre a soluzioni di marketing abbastanza palesi, ma che si basano su tecniche più che collaudate. Nel mondo del collezionismo, si traducono in versioni limited e nel mondo di Bandai in manga contenenti riferimenti a prossime versioni limited di modelli giù prodotti.
Questo è quello in cui potremmo riassumere tutto l’insieme delle varie “Mazinger Angels” prodotte dal 2004 al 2009 circa, ivi comprese le versioni limited.
In sostanza Bandai ha commissionato un vero e proprio manga, dove si rivisitava per l’ennesima volta il mazinger universe e dove a farla da padrone erano le spelle femminili delle serie classiche. In questi volumi, troviamo quindi le varie pilotesse, che con un non troppo velato richiamo agli angeli di Charlie (sì, proprio il notissimo telefilm americano). affrontano i malvagi a bordo delle rispettive “robottesse”. Fra qualche licenza di troppo, un redesing dei mecha, così da renderli conformi ai modelli banda, versioni speciali e apprezzabili curve femminili si giunge, attraverso una trama accessoria, a quello che è alla fine un accompagnamento verso il prodotto finale, ovvero il S.o.C. vero e proprio.
Cosi nascono o meglio rinascono le varie gx08MA, 09MA, 11MA e 12MA. Come poi non fosse bastato ecco il fiorire delle serie limited e fra le tante (ricordiamo che per Bandai il termine limited è un po’ vago), forse la più rara da reperire è la Gx09 Shing Shadow, comprabile soltanto mediante la spedizione di un tagliando presente nel secondo volume di Mazinger Angels Z.

La confezione: : ★★☆☆☆
La scatola è decisamente piccola, la grafica è molto simile alle restanti MA, ovviamente mostra sul fronte la versione SS di Minerva. All’interno trova posto il classico stand, il sarcofago di polistirolo con il corpo principale ed un blister con gli accessori. Nulla di fantascentifico per un modello che dovrebbe presentare qualche plus in più.

Dotazione ed Accessori: : ★★☆☆☆
Anche la dotazione di accessori non fa gridare al miracolo. Bandai resta fedele alla tradizione di vedere limited dotati peggio delle versioni standard (in questo caso per la verità c’è una spada in più). Qualche piccolo accessorio in più non avrebbe fatto schifo, essendo la dotazione di Minerva praticamente assente.

Qualità e finitura: : ★★★☆☆
Il punto di forza della serie è la qualità complessiva del progetto. Le robot di Bandai sono quasi completamente di metallo, molto posabili e ben rifinite. Le MA non fanno eccezione e di conseguenza anche questa SS è bel colorata. Unica nota negativa è la tinta dorata delle giunture, che a differenza della Diana, ha finitura più lucida e si deteriora molto facilmente, rovinata dall’attrito fra le parti. Fate molta attenzione.

Articolazioni e posabilità: : ★★★★½
Come anticipato articolazioni e posabilità sono ai massimi livelli, per un chogokin. Come per le sorelle gemelle, l’utilizzo del corpo del gx08 abbinato alla testa della Minerva 09, limita la posabilità della testa, unita al collo ed articolata solo all’attacco col busto.

Fedeltà: : ☆☆☆☆☆
La fedeltà è un aspetto praticamente non valutabile. Si consideri che le MA nascono prima come rivistazione del Gx originale e poi riprodotte sul manga a loro dedicato ed utilizzato come mezzo di diffusione. Dal punto di vista tecnico quindi siamo ad una corrispondenza 1:1, tuttavia in questo caso sarebbe più corretto dire che è la parte cartacea ad essere fedele al modellino.

Nota tecnica: Una piccola nota va sottolineate in merito a questo Angel. Intanto, a differenza della Minerva X MA, questa torna ad avere la numerazione originale 09 e non 13.
gx-09ss009Altra differenza sostanziale è che il corpo non è quello della Minerva X originale, ma bensi quello di Aphrodite e quindi presenta propozioni leggermente diverse, il meccanismo di sparo sul petto, più tutti i dettagli grafici e di desing tipici del Gx08.
Altro pezzo riciclato sono le placche pettorali, dirattamente clonate dalla versione bianca ed anch’essa limited del Gx08ma.
Perde invece la seconda testa, con le ali e le mani ad artiglio. Peccato perché questo impoverisce del tutto il modello, lasciandolo spoglio di accesori degni di nota.
Un ultimo accenno va fatto alla colorazione delle parti di giunzione. Va detto che tutte queste MA, avendo il corpo completamente specchiato, sono verniciate con una tinta particolare, molto plastica, che lascia praticamente un film abbastanza delicato. Contrariamente ad altre produzioni, in questa SS, Bandai ha coperto con lo stesso film, anche le giunture di gomiti e ginocchia rendendole estremamente delicate. E’ bastato infatti il servizio fotografico, per far perdere il colore alle zone di attrito, cosa davvero molto seccante se si considera l’esborso necessario per l’acquisto.

Conclusioni - Media: ★★½☆☆
E’ difficile trovare un motivo valido per acquistare questa Minverva X shining Shadow. Almeno fino a che rimaniamo nei binari del buon senso.
Questa versione è forse la più difficile da trovare e sicuramente fra quelle che si sono prezzate maggiormente. Possiamo quasi definirla lo 01RB delle S.o.C., ma ne vale la pena?
Sinceramente direi di no. A parte lo schema colore, particolarmente attraente, non presenta soluzioni nuove, ricicla praticamente quasi tutto dal Gx08 Show White ed è anche un po’ delicata da esporre.
Sul piano generale, non c’è dunque modo di supportare un eventuale, dispendioso, acquisto e tocca demandare unicamente al gusto personale ed alla voglia di averla in collezione. Un po’ come per tutti i limited Bandai.

gen 172013
 
immagine di testa gx52
  • produttore: bandai_logo
  • produzione: 30 Gennaio 2010
  • materiale: ABS, PVC, lega metallica presso fusa
  • accessori: quattro set di mani, due getter tomahawk, due getter machine gun, mantello.
  • altezza: 160mm circa
  •  peso: 380g
  • manuale: libretto a colori.
  • fornitore: Jungle
  • prezzo all’origine:  8,190 Yen

Premessa
Era circa 1998 quando fu presentato Shin Getter The Last Day, una mini serie di 13 episodi (oav per la precisione) caratterizzati da un livello tecnico pregevole (diciamo almeno per buona parte della serie) e da una trama completamente rivista e che narra una sorta di “universo parallelo” rispetto alla vecchia serie animata nonché rispetto al manga di Nagai e Ishikawa.
Al di là del valore della serie in se, non è possibile comunque negare che ha dato il via a tutta una serie di nuove riproposizioni ed ha rinnovando i mechanical design di tutta la famiglia getter.
Se come prima casa, abbiamo incontrato Aoshima con il suo ottimo Shin Getter Robot, Bandai su questo brand era latitante, almeno fino alla presentazione del Gx51 ovvero il Getter Dragon proprio di the last day.
A seguire Bandai ha poi presentato il Getter One, sempre ispirato a quello visto nella serie di OAV ed in questo caso, entrando in diretta concorrenza con la casa della grande A, dato che era un mecha già presentato.
Vediamo dunque quali e quanti aspetti caratterizzano questo che ad oggi è l’ultimo dei Soul of Chogokin tradizionali e non trasformabili o componibili.

La confezione: : ★★★★☆
La scatola, dalla grafica abbastanza semplice ma elegante, non presenta novità di sorta. Sia come dimensioni che come organizzazione del contenuto, resta ferma nel solco della tradizione, quindi corpo del robot nel contenitore del polistirolo, accessori nei blister e stand classico, il tutto organizzato al millimetro, per una scatola principale dal cartone sufficientemente spesso e dalle misure compatte.

Dotazione ed Accessori: : ★★★★☆
La dotazione originale del Getter One non è particolarmente ricca, ma quello che viene mostrato nella serie, lo si trova anche nella scatola. Oltre ad i due getter tomahawk, troviamo le due minigun con tanto di caricatore estraibile, quattro set di mani alternative, il mantello e lo stand classico dei S.o.C. piccoli.
Ultimo accessorio è l’emettitore dal getter beam, che in questo modello è un complemento esterno e separato, al contrario del Gx-06.
Il livello di dettaglio è all’altezza e compre fedelmente la dotazione originale.
Dovendo trovare delle mancanze, forse uno stand con la possibilità di esposizione più dinamica, avrebbe reso maggior giustizia al modello, sarebbe stato gradevole un ulteriore mantello e qualche parte aggiuntiva sullo stile del Gx-06.

Qualità e finitura: : ★★★★☆
Spesso ci dimentichiamo il livello di precisione dei dettagli su questi gokin, ma Bandai non manca di ricordarcelo, proprio grazie a questi che sono i più piccoli fra i S.o.C.
Rispetto ad uno qualsiasi dei vari componibili, qui ci troviamo davanti ad un corpo principale ricco di diecast (tutto tranne pettorina, testa e piedi), parti in plastica che restituiscono una percezione di buona tenuta e particolari precisi e dipinti in modo uniforme.
Purtroppo persiste la mancanza di dettaglio sulle mani, cosa che Bandai pare aver abbandonato.
Una particolare nota, relativa proprio alla rappresentazione del Getter, è che Bandai non ha mai optato per dare trasparenza alle placche pettorali verdi. Cosa invece che è presente nella versione di Aoshima valorizzandone la resa finale.
Fattore non direttamente legato alla qualità, ma che tira in ballo il shin gokin è l’altezza. Seguendo quanto presentato per li Shin Mazinger e per il Getter Dragon (il più grande di questi “nuovi piccoli chogokin”), anche il Gx-52 è più piccolo e non di poco, rispetto alla rappresentazione di Aoshima che a suo favore ha pure la tradizionale abbondanza di diecast.

Articolazioni e posabilità: : ★★★★½
Questo Gx-52 è praticamente la somma di tutte le innovazioni portate al classico S.o.C che come capostipite il gx-01. Non c’è molto da aggiungere se non che eredita tutte le nuove soluzioni presentate dal gx-45 in poi, offrendo un ventaglio di pose ed una stabilità ragguardevoli. Ovviamente non siamo ai livelli di moderne action figure, ma sia per numerosità e concezione, è evidente la lontananza generazionale rispetto ai primi Gx.
Difficile trovare punti non articolati, in particolare poi i femori telescopici, offrono due gradi di escursione, così da permettere, nonostante il design decisamente massiccio, pose molto raccolte.
Sistemi telescopici a scatto li troviamo anche su spalle e caviglie, mentre il collo offre due punti di articolazione, uno alla base ed uno al vertice, vicino alla testa entrambi con pernio sferico che garantiscono un’accettabile posa di volo.
Il tronco presenta due articolazioni. Ventre e bacino possono ruotare orizzontalmente, mentre il busto è svincolato sui tre assi, con la possibilità di bloccare la sezione rossa in posa eretta. Accorgimento, questo, che parrebbe servire per migliorare la stabilità in un eventuale posa di volo.

Fedeltà: : ★★★½☆
La fedeltà è buona, molto buona. Fondamentalmente si sono formate due scuole di pensiero, una sostiene l’Aoshima, l’altra il Bandai. Dal mio punto di vista, se andiamo ad analizzare il design di riferimento forse nessuna delle due ha centrato al 100% il modello, in particolare la particolare forma del busto che entrambe hanno allargato nella parte superiore, però rivendendo la versione animata mi pare che le proporzioni del Bandai siano migliori, più raccolte le parti sporgenti, come le spalle e più allargato il bacino, richiamando un po’ le proporzioni over size del Getter One di The Last day. D’altro canto il design della testa è un’interpretazione diversa, come compare diversa in alcuni episodi (da dopo il tre). Tutto sommato sui dettagli di design influenza anche il gusto personale.
Dove non c’è opinione che conti è sull’altezza e sui dettagli delle placche pettorali e lì Aoshima ha lavorato meglio.

Le soluzioni tecniche
Questo GX a buona ragione, lo possiamo considerare come l’ultimo dei classici S.o.C. “piccoli”, quelli figli del Gx-01, per intenderci, dopo questo Getter 1, Bandai ha presentato tutti componibili o trasformabili ed ha ridotto di molto anche il numero di uscite, preferendo spostare parte della sua attenzione sui più piccoli S.r.C. e tutto il parco action figure.
Quanto alle soluzioni tecniche, come detto, quanto già detto sopra, il 52 presenta tutte le ultime soluzioni di articolazioni presentate sui S.o.C. di ultima generazione. In particolare le soluzioni a scatto dei femori, qui ulteriormente potenziate, con ben due step di estensione.
Come per il 51, anche questo Getter, abbandona l’idea del robot componibile e non presenta parti separabili.
Ho letto di segnalazioni relative alla poca tenuta del mantello, però sul mio esemplare teneva bene, mentre il pernio de collo era stato assemblato male ed inizialmente pensavo fosse fallato.
E’ bastato inserirlo più a fondo ed il problema si è rivelato non esserci.
Estremamente interessante è la soluzione adottata per l’accoppiamento delle parti il profilarle come i pannelli visti nella versione animata ma Bandai continua a non sposare i copri vite.

Conclusioni - Media: ★★★★☆
Sinceramente è difficile trovare difetti al modello. Se questi ci sono, probabilmente si possono concentrare nelle scelte pre progettuali, ovvero quello di renderlo una tantum, non accompagnandolo quindi con il relativo Getter 2 e 3 (politica per altro adottata col precedente Dragon) e di farlo piccolo.
Lato tecnico non mostra il fianco a critiche particolari, un maggior dettaglio alle mani sarebbe stato gradito, ma d’altro canto non da adesso che vado a ripeterlo.
Personalmente l’ho apprezzato molto, perché restituisce una sensazione di maggior qualità e rifinitura rispetto all’Aoshima, oltre ad avere una posabilità maggiore. Certo è piccolo ed in vetrina si sposa bene solo con i fratelli di generazione (gx45 e 51), inoltre è quasi impossibile vedere le relative versioni dei rimanenti getter, quindi conviene valutarne bene l’acquisto.

ago 102012
 
  • produttore: bandai_logo
  • produzione: 09 Agosto 2008
  • materiale: ABS, PC, PVC
  • accessori: 2 set di mani, tazza di ramen istantaneo (!?), stand.
  • altezza:
  • peso:
  • manuale: non presente.
  • fornitore: jungle
  • prezzo all’origine: 2,625 yen

Premessa
Bandai le definisce letteralmente  “Un nuovo standard in action figures che rappresentano lo stato dell’arte della tecnologia di progettazione Bandai. Progettato per imitare perfettamente la gamma di movimento del corpo umano, il nome della serie è una contrazione dei concetti di “Simple Style” e “Heroic Action”. Alte circa 14 centimetri di altezza, le SH Figuarts sono progettati per sembrare piccoli tesori.” e devo dire che tutto sommato è vero. Difficile contraddire quanto sostenuto dalla grande B per questa numerosa produzione, salvo che purtroppo, tratta personaggi dalla poca presa fuori dal Giappone. In particolare in Italia si ricordano pochi casi in cui una serie live di super eroi alla giapponese ha veramente sfondato, fatto salvo per gli intramontabili power ranger (presenti comunque fra le Figuars). Restano giusto i conoscitori e nostalgici dei primi anni 80, quando anche da noi fecero capolino alcuni bizzarri personaggi in calza maglia e accessoristiche plasticose, ma sono pochini e soprattutto, interessati a prodotti ben più costosi ed high end rispetto alle classiche action figure. Andiamo comunque a vedere cosa caratterizza questo prodotto e perché, tutto sommato meriterebbe una maggior valutazione anche dalle nostre parti.

La confezione: : ★★★★☆
La confezione è piccola e molto pratica, tipica configurazione per ottimizzare l’esposizione di un prodotto destinato alla massa. Vetrinona che non lasci libera interpretazione al contenuto, grafica accattivante e scritte sovradimensionate garantiscono l’ottima riconoscibilità del prodotto. I materiali sono buoni, in particolare il cartonato è nello spesso. Tutti gli oggetti sono ospitati in un blister trasparente, economico ma pratico. Tutto è adeguato allo stile Bandai.

Dotazione ed Accessori: : ★★★☆☆
La dotazione, relativamente al target del prodotto è buona e presenta persino uno stand espositivo articolato. Sicuramente, rispetto alle normali confezioni europee o statunitensi siamo una spanna sopra, anche per la presenza di ben due paia di mani alternative.

Qualità e finitura: : ★★★☆☆
La qualità complessiva è buona. I materiali sono nella media delle action ma sembrano più delicati di un normale giocattolo (meno adatti al consumo…). Le finiture sono invece sopra alla media e non di poco. I particolari sono notevoli, la colorazione metallizzata decisamente ben fatta qual e là ci sono anche tocchi di classe, come gli occhi compositi. Anche gli accessori sono all’altezza del prodotto recensito, in particolare lo stand, anche se di plastica economica, presenta due punti di articolazione più la morsa di sostegno regolabile. Davvero un bel plus.

Articolazioni e posabilità: : ★★★★½
La posabilità è la caratteristica principale in un’ action figure e quindi non c’è da stupirsi del voto alto. Diciamo pure che è difficile trovare pose non possibili. Tutte le principali articolazioni sono duplicate, comprese le spalle, così da poter raggiungere angoli di piega ben maggiori di 90° non sacrificando troppo l’estetica.
Non arriva al massimo dei punti, perché la sensazione che trasmettono le articolazioni è di non essere concepite per durare. In particolare quelle femorali, non sono molto tenaci e col tempo non mi stupirei di una graduale e progressiva cedevolezza.

Fedeltà: [nc]
Qui mi sento di lasciare il voto inespresso.
Non conoscendo la serie da cui deriva, mi sono documentato un po’ tramite qualche video sul tubo. E’ chiaro come il lavoro, per quanto fatto bene, non sia destinato a rappresentare al meglio quanto visto in tv, ma a fornire un giocattolo del personaggio. Come è giusto che faccia un’action figure.

Le soluzioni tecniche
L’elemento che più desta interesse è il manichino. Questo presenta delle soluzioni che possiamo tranquillamente trovare in produzioni ben più costose, come i mith cloch e devo dire che è un’ottima base per la rappresentazione di un qualsiasi personaggio antropomorfo. Non vedo una diretta concorrenza a prodotti come Revoltech o Figma, penso che sia per prezzo che posizionamento di mercato non si possano paragonare. Anche la destinazione d’uso, appare più vicina al giocattolo che non al modellino da collezione. Ragione di questo la posso riscontrare anche le prezzo alla fonte, decisamente contenuto.

Conclusioni - Media: ★★★½☆
Intanto grazie a Jungle che nella persona di Matteo mi ha permesso di redigere questa recensione, e beh devo dire che le mie perplessità relative al personaggio restano immutate, proprio non riesco, dal basso dei miei quasi ‘anta farmi piacere questo genere di super eroi, ma questo non vuol dire che debbano essere schifati in generale. Nel loro paese d’origine mi risulta abbiano un notevole seguito ed ogni prodotto a loro legato ha quasi sempre un enorme successo.
Come avete potuto vedere, la recensione è redatta sulla particolare uscita (kick Hopper) ma più in generale sulla serie S.H Figuart dedicata ai sentai in generale. Inoltre i soggetti non si limitano alle serie live moderne,ma anche a quelli storici, anime come One Piece, Dragon ball o Doraemon e molto altro. Insomma il palco è vasto, la varietà di prezzo pure e la qualità c’è. Questa serie è valida, molto valida, secondo me. I materiali sono adeguati anche se è facile percepirli come economici, ma la cura nelle finiture e colorazione sono parecchio sopra allo standard dei concorrenti, come anche la dotazione e confezione.
Ci fosse pure un’importazione ufficiale o meglio una “bandai Italia” come i tempi che furono accompagnata ad una decente programmazione televisiva, sicuramente avremmo qualche bambino in più che sogna di vestirsi da uomo insetto che combatte il crimine a colpi di arti marziali.

lug 292012
 
  • produttore: bandai_logo
  • produzione: 31 Maggio, 2008
  • materiale: ABS, PC, PVC, lega metallica presso fusa
  • accessori: 7 coppie di mani, mano con bomba n^2, testa oragnica, testa con corazza, 2 coprispalla fisse, 2 coprispalla con lancia dardi e sede per progressive knife, compoenti singoli dell’armatura di contenimento, entry plug, cavo ombleicale con connettore, un progknife completo ed un’impugnatura, per simulare l’estrazione dalla fondina del coprispalla, hand gun like deserteagle con caricatore estraibile, fucile mitragliatore, fucile di precisione, lancia di Longino aperta, lancia di Longino avvolta.
  • altezza: — mm
  • peso: —g
  • manuale: pieghevole a colori, molto dettagliato.
  • fornitoreJungle
  • prezzo all’origine: — yen

Premessa
Se c’è una cosa che ha caratterizzato la produzione degli special tamashii gokin è quella di non aver un ordine logico nelle uscite. Per questo, inizialmente, gli ho completamente snobbati, dato che non era mai sicuro se la linea di una determinata serie, avrebbe trovato conclusione. Di circa 13 spec, i mecha di evangelion si trovano infatti spalmati un po’ ovunque e accavallati con le versioni del rebuild, dall’inizio alla fine. L’Evangelion 00′ in colorazione kai trova il posto come nona uscita, mentre ad oggi non è stata mai prodotta la corrispondente versione tv gialla.

La confezione: : ★★★★½
La scatola è equiparabile a quella già vista per le altre produzione XS, quindi dotata di aletta che copre la vetrina, cartone decisamente spesso e resistente, grafica molto appariscente per attirare l’attenzione dallo scaffale. Quindi merita lo stesso voto. Sicuramente un libretto di istruzione al posto del foglietto singolo, avrebbe completato la dotazione.

Dotazione ed Accessori: : ★★★½☆
Come per lo xs-01 gli accessori non mancano ed in parte richiamano quello già visto per lo 00′ della serie S.o.C..
Quello che è un po’ inferiore è la cura del particolare, risultando tutti un po’ più grossolani nei dettagli, ma ci sono più elementi.
Al modello si accompagnano ben sette coppie di mani, adattate per ogni posa, non manca una specifica per l’impugnatura della bomba n^2 (enne quadro). L’armatura, è completamente scomposta e presenta alcuni elementi in die cast. Fra i numerosi elementi, quello o quelle più interessanti sono le due lancie. In plastica adeguatamente flessibile, essendo semi trasparenti e di colore quasi fluorescente sono molto appariscenti.

Qualità e finitura: : ★★★☆☆
Anche in questo caso, succederà spesso, il termine di paragone con gli altri Eva della serie è d’obbligo e perfettamente sovrapponibile. La qualità percepita è generalmente buona, ma alcuni elementi, come gli accessori, restituiscono una sensazione di qualità inferiore rispetto alla serie soul of chogokin.
Anche in quest’esemplare, qualche elemento dell’armatura non è ben saldo.

Articolazioni e posabilità: : ★★★★☆
Il manichino usato per gli evangelion spec è, grosso modo, sempre lo stesso, di conseguenza sempre uguale è il comportamento dal punto di vista della posabilità. Senza armatura abbiamo un corpo flessibile e posizionabile all’infinito.
Con l’armatura montata, il tutto risulta meno agile. Ciò non di mento il range di pose è comunque rilevante e penso che possa soddisfare anche i fautori delle pose dinamiche e d’effetto.

Fedeltà: : ★★★★☆
La resa di questi Tamashii spec, rispetto alla controparte Soul of chogokin e paragonata al design originale della seria animata, è probabilmente l’aspetto meno discutibile di tutta la realizzazione. Se posabilità, dotazione, confezione, si prestano a diverse interpretazioni e possono essere a favore di una piuttosto che l’altra serie, sulla fedeltà vince a mani basse lo Spec.
Più snello, alto e meglio proporzionato rispetto al soul, praticamente sembra venir fuori direttamente dai fotogrammi della serie.
Non arriva al massimo del voto, perché la proporzione della testa, rispetto al busto è comunque ancora un po’ piccola.

Le soluzioni tecniche
Le soluzioni tecniche sono le medesime presentate per gli altri Evangelion della serie Soul of Spec.

Conclusioni - Media: ★★★★☆
Destinata al collezionista di franchise di Evangelion, in generale, se non si vuole più rappresentazioni dello stesso soggetto, è sconsigliabile affiancare questi Spec alla serie dei Soul quindi si deve scegliere quale delle due serie acquistare.
Dal punto di vista espositivo sono abbastanza diversi per dimensione e composizione le colorazioni sono pastello per gli spec e metallizzate per i Soul, in sostanza non sono compatibili fra loro. Se digiuni e cercate del modellini un po’ più economici dei Soul of Chogokin ma ben fatti, questa serie vi darà delle soddisfazioni, al prezzo di qualche accessorio non perfetto e la mancanza di un paio di evangelion, viceversa, se già possedete i Soul of chogokin, è un acquisto tutto sommato, trascurabile.