Mentre siamo in attesa ormai di conoscere cosa rappresenterà il 62esimo Soul of Chogokin, ecco le ultime foto che dettagliano la distribuzione dei vari materiali nel Gx-61 Daioja.
Come si sospettava il metallo è comunque poco, ma va sottolineato l’ottimo lavoro di progettazione svolto. Se i trasformabili/componibili fossero stati fatti tutti così, ci sarebbe stato poco di cui lamentarsi.
Con le ultime scansioni di Hobby Japan, si chiariscono in parte alcuni dettagli inerenti al 61 Soul of Chogokin e ne confermano il buon lavoro progettuale.
E’ evidente, infatti, l’ottimo risultato ottenuto sacrificando poco o nulla il risultato estetico finale.
Come prevedibile non molta la percentuale di metallo, che sui trasformabili/componibili è sempre stata scarsa.
I dettagli sull’uscita ormai sono noti da tempo ovvero 30 cm, Aprile 2012 e 24,150 Yen come prezzo all’origine.
Premessa Ninja Senshi Tobikage, conosciuta anche come Ninja Robot Tobikage o semplicemente Ninja Robots è una serie robotica della seconda metà anni ottanta, prodotta dallo Studio Pierrot per la Nippon Television, che mostra tutti i caratteri tipici e stilistici di quegli anni. Proporzioni estremizzati, inquadrature prospettiche assurde, animazione buona ma un pelo caotica accompagnano quello che potremmo definire il tramonto dei super robot classici a favore di generi un po’ meno classificabili e ricchi anche di contaminazioni occidentali. Bandai ha reso omaggio a questa serie, presentando i tre mecha visibili nella serie dette anche Ninja machine, tutte legate dall’aggancio con il piccolo robot ninja Tobikage. Il Gx54 è dedicato alla prima di queste macchine, in ordine di apparizione, Kurojishi il leone nero, quando questo si unisce al Tobikage (o viceversa) si trasforma in Jyuuma (“Beast Demon”) Kurojishi… per la cronaca le restanti due sono: Kuuma (“Sky Demon”) Houraioh e Kaima (“Sea Demon”) Bakuryu rispettivamente unioni con le machine Houraioh e Bakuryu (una fenice ed un drago blu).
La confezione::
La confezione non è molto differente dagli altri GX di ultima produzione, quindi grafica appariscente, cartonato un po’ leggero, solito libretto ben fatto. Unica nota stonata ed in parte d’allarme l’assenza del polistirolo, sostituito da un ben più misero blister trasparente, che fino ad oggi ospitava solitamente solo gli accessori. Per fortuna a dare un po’ di rigidità al tutto un anello di cartone spesso avvolge il contenitore. Nella scatola troviamo i due mecha principale più la mitragliatrice nel blister più grande, le mani e gli accessori in quello più piccolo. Sicuramente una disposizione poco appagante, anche se probabilmente più razionale e meno dispendiosa.
Dotazione ed Accessori: :
Gli accessori sono pochini, anche se non fatti male, restituiscono la stessa impressione dei modelli. Le plastiche sono poco rifinite e danno una impressione di economicità, difficile dire se c’era da mettere altro nella scatola ma una miglior cura sarebbe stata gradita.
Manca completamente uno stand espositivo.
Qualità e finitura: :
La qualità dei materiali e la verniciatura si attesta su standard più che adeguati. Come al solito è difficile scorgere imprecisione anche nei dettagli più piccoli del Tobikage, tutta via alcune plastiche restituiscono comunque una sensazione di fragilità. Sono presenti segni sulle plastiche.
Altra tendenza preoccupante è la scarsa presenza di metallo. Non mi stancherò mai di ripetere che per una serie denominata Soul of Iron, far scarseggiare l’iron non è il massimo dell’obiettività.
Articolazioni e posabilità::
L’articolazione del Tobikage è molto buona. Nonostante le dimensioni il piccolo robot ha numerosi punti di snodo, anche se alcuni esteticamente poco piacevoli. Conseguenza questa anche dei necessari compromessi per la trasformabilità. La posabilità è buona.
Kurojishi dal canto suo, si presenta molto più massiccio, ma accettabilmente articolato e fa bella mostra in qualche posa dinamica, anche qui ci sono dei compromessi atti a trasformarlo in forma leonina, ma quello che forse da un po’ più fastidio è il contrasto tra la leggerezza del modello e la tenacia delle articolazioni. Specialmente in forma animale è difficile da posizionare correttamente e spesso resta con un arto non completamente appoggiato.
Una maggior presenza di metallo avrebbe sicuramente giovato alla stabilità del modello.
Fedeltà::
Ammetto di aver sempre snobbato molte delle serie animate di quel periodo e quindi per capire un po’ come Bandai si era comportata con questo mecha ho dovuto scorrermi qualche puntata. Devo dire che il lavoro fatto per il Tobikage è degno della grande B. difficile fare meglio con quelle dimensioni. Sono riusciti a rispettare notevolmente le proporzioni e la colorazione è molto fedele. Kurojishi ha richiesto maggiori compromessi ed il mecha risulta un po’ tarchiato, oltre a diverse zone necessarie per la trasformazione. Quest’ultima, è forse la parte meno riuscita anche se è praticamente impossibile rispettare le trasformazioni plastiche viste nell’anime. Anche l’unione fra i due robot è accettabile, sempre in ragione di cosa accadeva durante l’animazione.
Le soluzioni tecniche
Su questo mecha non mi permetto molte considerazioni, visto anche la mia scarsa conoscenza in merito e la tipologia a cui appartiene.
Diciamo che le soluzioni adottate sono accettabili per il risultato ottenuto. Volendo sollevare un appunto, un articolazione diversa per i femori di Kurojishi e per le ginocchia del Tobikage sarebbe stata da considerare, ma è chiaro che al 99% sono oggetti che una volta posizionati in vetrina, difficilmente troveranno altro posto e qualche compromesso per la trasformazione c’è sempre.
Non mi è piaciuta la scatola senza il solito polistirolo e le plastiche, più scadenti del solito.
Conclusioni - Media:
Al termine di questa seconda recensione powerizzata da Jungle, non mi resta che tirare le somme.
Ho cercato di documentarmi un minimo e dalle informazioni che ho raccolto, questo Gx54 è una degna dedica di Bandai alla seria animata.
Difficile trovare veri difetti dei Soul ed ancora più difficile trovarli quando la serie non è conosciuta.
Restando nel mio ambito posso dire che ho trovato poco gradevole il tipo di plastica e la posabilità in forma di leone, mentre il Tobikage risolleva molto il punteggio complessivo di questo GX che alla fine strappa la sua giusta sufficienza.
Resta, comunque, un acquisto valido solo se accompagnato dagl’altri due, ma soprattutto solo se si conosce ed apprezza la serie animata perché in vetrina tende un po’ a scomparire.
materiale: ABS, PC, PVC, lega metallica presso fusa
accessori: Ali jet scrander, due Pilder, set di avambracci, set di mani, stand.
altezza: 176 mm
peso: 327 g
manuale: foglietto bianco e nero
acquisto: Yahoo Japan
prezzo all’origine: 7,000 yen
Premessa
Quello che mi appresto a recensire è forse il limited più interessante nel panorama della produzione dei Soul of Chogokin. Quando, nel Febbraio del 2008, Bandai comunicò e diffuse le foto del modello commemorativo per il 10° anniversario in molti apprezzarono la decisione di aggiornare il Gx-01R correggendo il dettaglio riuscito peggio, ovvero la testa. Così questo limited risultò da subito un pezzo molto ambito.
La confezione:
La scatola del Gx-01R+ si caratterizza per una certa austerità, dato che celebra più il Tamashii Nation 2008 che non il modello. La grafica è praticamente inesistente ed i colori pochi con dominante grigio nera e lo stemma Tamashii in rosa/rosso. Nessuna foto è dedicata al modello. Nel complesso, risulta comunque elegante e non fa rimpiangere le confezioni standard, complice anche il cartone leggermente più spesso.
Anche l’interno non riserva particolari sorprese. Grosso modo la disposizione è identica a quella del Gx-01R, fatto salvo che la dotazione di accessori è ridotta. Purtroppo manca un vero e proprio libretto di istruzioni, sostituito da un pieghevole tipo A4 in bianco e nero. Un po’ troppo sotto tono per un modello limitato anche se tipico di Bandai.
Come detto, purtroppo questo Mazinger perde una parte di accessori, dato che manca un intero blister delle braccia. Quindi niente Iron Cutter e punte perforanti. Sono forniti invece gli avambracci sparanti, i due Pilder, le mani aperte, lo Scrander e le parti del missile centrale. Ovviamente lo stand è identico al Gx-01r. Sinceramente, come per il libretto, è un vero peccato non aver optato per la dotazione completa.
Qualità e finitura:
Anche relativamente alla qualità complessiva il Gx-01R+ è assolutamente sovrapponibile al Gx-01R di serie. Ovviamente l’estetica giova sia del colore blu più acceso, che dell’effetto sfumato delle parti grigie.
Articolazioni e posabilità:
Nessuna implementazione caratterizza questo prodotto rispetto ai S.o.C. tradizionali. Il corpo è identico per soluzioni e proporzioni al Gx-01R. Stessi pro e stessi contro, riscontrati nella recensione del modello “di serie”. La posabilità della testa è paragonabile a quella standard.
Fedeltà:
Rispetto al modello di serie, ho aggiunto un mezzo punto, per la testa che risulta meglio scolpita, mentre i colori non permettono di arrivare ad un punteggio maggiore, essendo, anche se belli, troppo chiari.
Peculiarità
Come potete leggere in precedenza, a livello puramente costruttivo questa versione PLUS non si discosta in nessun aspetto rispetto alla versione Standard, dunque in cosa si discosta e perché è appetibile come prodotto?
Le modifiche apportate da Bandai sono riconducibili a tre dettagli fondamentali:
La scolpitura della testa è stata completamente ripensata, la forma e le proporzioni dei dettagli è migliore sotto ogni aspetto e molto più gradevole ripescando il mold del primissimo S.o.C. il Gx-01.
La colorazione. Se il corpo è ripreso dal Gx-01R, la colorazione strizza l’occhio verso il Gx-01. Quindi le parti blu sono più chiare, non nello stesso tono del primo Soul, ma decisamente più chiaro e con finitura metallizzata. Anche le parti chiare, non sono più cromate, ma verniciate in grigio e con effetto sfumato. Nel complesso l’effetto è gradevole, magari non proprio fedelissimo, ma l’estetica funziona.
L’ultimo dettaglio è lo scrander. Anche questo è preso pari pari dal Gx-01R ma presenta una colorazione più semplificata, che richiama il Gx01. La pinna verticale invece è completamente diversa da entrambi e richiama lo scrander che si vede le lungometraggio Mazinger Z vs Devilman. Una ciliegina che ho apprezzato molto e che rende differente un accessorio altrimenti identico alla produzione di serie.
Conclusioni - Media:
Questo Gx-01R+ riesce in parte dove il vecchio 01R falliva, ovvero la scolpitura della testa. Purtroppo la scarsità di accessori ed il libretto stonano sull’aspetto “limited” di quest’uscita. Questo, unito alla produzione limitata ed all’estetica che ha fatto breccia renderà difficile trovare un offerte commerciali degne di questo nome. Da dire che i “limited” di Bandai, non sono quasi mai così esclusivi da negarsi anche al meno ricettivo fra gli acquirenti, però è un fatto che alla lunga la cifra necessaria per portarselo in vetrina, sarà comunque sbilanciata rispetto al reale contenuto della confezione.
Esteticamente, anche se si procede per gusto personale, è davvero un passo avanti. Come al solito dubito che potrà seguire un eventuale Gx-02R+ e quindi in vetrina potrà stonare un po’, ma sia per la colorazione sfumata, sia per lo scrander con un design diverso, è un pezzo che valorizza una intera vetrina.
Fosse stato un ennesima variante, in tiratura standard, sarebbe stato da preferire comunque al Gx-01R. In questa condizione invece, è un acquisto da valutare, ma non certo obbligatorio, rispetto al ben più economico e completo Gx-01R. Volendo trovare una giustificazione per averli tutti e tre, si potrebbe azzardare che il Gx01 è la versione iniziale, Gx01R è quella della seconda serie e parte finale del Great Mazinger, mente il Gx-01R+ è quello visto negli OAV. Ma come scusa è un po’ pietosa.