mar 292013
 

  • produttorefewturelogo
  • produzione: Luglio 2012
  • materiale: Die-cast,ABS,PVC,POM
  • accessori: Versione getter black Ryoma mode, testa, maschera facciale, Destroy ginocchiera, reattore bobina, getter core cilindrico (lungo e corto), armatura toracica, armatura addome, mantello/ala getter, lame estese ed artiglio, base con il supporto per il corpo; Versione Getter 1 black, maschera, armatura toracica, due iron cutter per gli avambracci, getter wing; getter tomahawk × 2, Machine Black Eagle con stand e corazza toracica asportabile, fregi con ideogrammi specifici per le due versioni.
  • altezza: 230 mm circa
  •  peso: 950 g circa
  • manuale: Foglio A3 con istruzioni e raccomandazioni per le parti delicate.
  • fornitore: www.zonahobby.com
  • prezzo all’origine:  30800 Yen

Premessa
Sono già passati sei anni dal primo Ex-exgokin prodotto, che era appunto il Black Getter Ryoma Mode. I modelli ideati da Taku Sato, designer o meglio mecha-designer, padre della quali totalità degli ex-gokin visti fino ad oggi e scomparso il 21 Agosto del 2006, hanno saputo ricavarsi una bella nicchia fra i cuori degli appassionati, presentando rivisitazioni cyber punk, di robot per ora solo Nagainani, di molta sostanza (non che pesantezza) e qualche incertezza, sicuramente privi di economicità.
Comunque la si pensi non si rimane comunque indifferenti nel vederli in foto, dal vivo poi rendono ancora di più ed anche chi non apprezza le rivisitazioni in genere, ammette spesso che sono indubbiamente belli.
Fewuture, che nel frattempo pare aver pian piano cambiato nome in Art Storm, non è sciocca e riproponendo politiche già viste, ha cominciato a sfornare diverse varianti di colore, per ogni singolo modello, ovviamente sempre e comunque a tirature relativamente ridotte e costi esorbitanti. Ultimi, ma solo in ordine cronologico, le varianti “black” del trio Getter originale. Fra i tre, ritengo che il pezzo più interessante (ed appetibile) risulta proprio il Getter 1, perché accompagnato da una serie di accessori per “trasformarlo” nella versione recolor del Ryoma mode.

La confezione: : ★★★★☆
Per chi non conosce il confezionamento degli ex-gokin, forse un voto così alto è difficile da comprendere. Ebbene, basti dire che fra i tanti prodotti da collezionismo, sono in pochi che presentano anche la scatola marrone come confezione personale del modello.
Art storm lo fa e nel caso di questo repaint ci troviamo davanti anche ad un bello scatolone, dato che praticamente deve ospitare accessori per due varianti del robot.
Cartonato massiccio (più che spesso), grafica semplice ma efficace e polistirolo in abbondanza fanno il resto.
Corpo ed accessori sono tutti alloggiati in comparti separati, racchiusi del propri sacchetti protettivi e divisi in due sarcofagi.
Sul fondo di uno dei due, trovano posto le parti per i piedistalli.
Decisamente una confezione degna di nota e molto grande. Soddisfazione a piene mani.

Dotazione ed Accessori: : ★★★★☆
La dotazione di questo ex-gokin è comparabile a quella del vecchio Black, ma presenta tutta una serie di parti per ottenere al versione nera del Getter uno e la getter machine relativa. In più è presente anche lo stand per la suddetta getter machine, come nei recenti repaint.
Come armi sono presenti due tomahawk e le lame aggiuntive della versione Ryoma, sempre in doppia versione sono presenti i simboli con gli ideogrammi.
La qualità è buona, siamo sui livelli dei predecessori, non mi paiono comunque risolti i problemi di stabilità delle corazze metalliche, che sono comunque relativamente instabili.

Qualità e finitura: : ★★½☆☆
Fewture ha dichiarato che su questo modello sono state apportate modifiche per migliorarne la qualità complessiva. Devo dire sinceramente, che non ho percepito questo miglioramento.
Sono si, individuabili piccole modifiche, ma sia la finitura che la qualità complessiva, sono allo stesso livello delle prime serie.
Questo non è necessariamente un male. Tutti gli ex gokin mantengono livelli molto alti di qualità, tuttavia, soffrono del classico problema delle produzioni fortemente artigianali con un controllo qualità che a volte pecca di standardizzazione.
La particolare progettazione, caratterizzata principalmente dall’uso di collante per tenere insieme le parti, soffre moltissimo di un assemblaggio approssimativo e da un sufficiente controllo qualitativo, cosa che spesso si è manifestata con esemplari troppo difettosi, parti staccate o peggio danneggiate da colate di colla o punti di vernice errata.
Purtroppo, dopo diversi modelli cui non ho mai potuto recriminare nulla (nonostante altri utenti si fossero trovai nei guai) questo Getter Black, presenta diversi problemi. Innanzi tutto, manca un pernio alla spalla sinistra e questo è proprio una svista in fase di assemblaggio, poi presenta un leggero sfasamento sulla corazza del bacino ed infine risultavano scollate la placca inferiore della getter machine ed il pollice della mano sinistra.
Altri segnali preoccupanti gli ho individuati su alcuni accoppiamenti di elementi del femore destro e da una non corretta tenuta della testa sull’uniball del collo.
Dunque, anche questo, come dalla tradizione Fewture, fa si che vi siano problemi tutto sommato superabili, altri che non possono essere minimizzati come sviste e davvero preoccupanti.
Sono ancora a chiedermi come non si riesca ad investire un po’ dei (tanti) soldi che fewture fa pagare questi stupendi modelli, in una controllo qualità che facccia davvero il suo mestiere.
Per fortuna, il voto viene tirato su un po’ dalla qualità della finitura, che resta sempre a livelli molto elevati.

Articolazioni e posabilità: : ★★★½☆
Come i Getter precedenti, per un modello così grande e pesante le pose possibili sono tantissime. L’unica precauzione da adottare è manipolare le articolazioni con cura, verificando prima che non vi siano impedimenti (tipo colate del collante usato per l’assemblaggio) che forzando, finirebbero per spaccare i perni della giuntura.
Per quanto riguarda la stabilità complessiva, posso dire che è sufficientemente buona, l’uso dello stand con la staffa non è necessariamente un obbligo, ma una raccomandazione.
Resta un punto critico, sia per delicatezza che per stabiità, il giunto uniball del busto.

Fedeltà: : ☆☆☆☆☆
La fedeltà, nel caso degli ex-gokin non è una voce di valutazione. Diciamo che se prendiamo a confronto gli schizzi originali i getter risultanti sono estremamenti fedeli, però non nascono come rappresentazioni fedeli, ma come rivisitazioni.

Le soluzioni tecniche
QDa sempre il progetto di questi Getter è stato motivo di discussione. Se ci fermiamo al design ed ai materiali è difficile trovare critici di qualche genere, ma se spostiamo l’attenzione sulle soluzioni tecniche adottate, la situazione quasi si ribalta.
Per restare fedeli all’idea iniziale Fewture adotta la colla come soluzione di assemblaggio. In pratica le varie parti, in sostanza le placche metalliche, sono applicate sulla struttura principale e fissate con collante, per lo più cianoacrilato (lo si capisce dagli aloni tipici dei residui gassosi della colla). E’ dubbia la longevità di tale soluzione.
Le parti asportabili, poi sono fissate tramite semplici pernietti. Le parti restano in sede grazie all’attrito, ma essendo molto pesanti, non è raro che cadano sfilandosi dalla posizione.
Insomma in questa produzione luci ed ombre sono assai vicine.

Conclusioni - Media: ★★★☆☆
Mi riaggancio all’ultima frase; questi fewture confermano il detto che più forte è la luce e più nere sono le ombre che si celano ad essa. Se infatti gli exgokin sono quasi al vertice dei prodotti in diecast, sono altrettando ai margini per quanto riguarda un controllo qualità efficace. Questo da sempre.
Luci ed ombre si susseguono un po’ su tutti gli aspetti, dalla costruzione, fino ai dettagli di rifinitura, numerosi, ma con imprecisioni random.
I materiali con abbondante presenza di diecast, ma anche plastiche tutto sommato fragili.
La verniciatura spessa e dai colori accesi, ma nel contempo sporca.
Come è ovvio, alla fine, il bilancio è positivo, granzie alla grande quantità di lati positivi, ma chi compra questi prodotti deve essere pronto a scendere a compromessi, nonostante l’elevato prezzo.
Questo ultimo getter black, non fa eccezione, pur arricchendo la dotazione complessiva di accessori.

feb 192013
 
immagine di testa gx52
  • produttore: bandai_logo
  • produzione: Febbraio 2009
  • materiale: ABS, PVC, lega metallica presso fusa
  • accessori: set di mani, spada, stand espositivo.
  • altezza: 170 mm circa
  •  peso: 152 g
  • manuale: libretto a colori.
  • fornitore: Jungle
  • prezzo all’origine:  n.d. (versione limited disponibile solo con spedizione coupon)

Premessa
Quando le idee scarseggiano e la tasca piange, spesso si ricorre a soluzioni di marketing abbastanza palesi, ma che si basano su tecniche più che collaudate. Nel mondo del collezionismo, si traducono in versioni limited e nel mondo di Bandai in manga contenenti riferimenti a prossime versioni limited di modelli giù prodotti.
Questo è quello in cui potremmo riassumere tutto l’insieme delle varie “Mazinger Angels” prodotte dal 2004 al 2009 circa, ivi comprese le versioni limited.
In sostanza Bandai ha commissionato un vero e proprio manga, dove si rivisitava per l’ennesima volta il mazinger universe e dove a farla da padrone erano le spelle femminili delle serie classiche. In questi volumi, troviamo quindi le varie pilotesse, che con un non troppo velato richiamo agli angeli di Charlie (sì, proprio il notissimo telefilm americano). affrontano i malvagi a bordo delle rispettive “robottesse”. Fra qualche licenza di troppo, un redesing dei mecha, così da renderli conformi ai modelli banda, versioni speciali e apprezzabili curve femminili si giunge, attraverso una trama accessoria, a quello che è alla fine un accompagnamento verso il prodotto finale, ovvero il S.o.C. vero e proprio.
Cosi nascono o meglio rinascono le varie gx08MA, 09MA, 11MA e 12MA. Come poi non fosse bastato ecco il fiorire delle serie limited e fra le tante (ricordiamo che per Bandai il termine limited è un po’ vago), forse la più rara da reperire è la Gx09 Shing Shadow, comprabile soltanto mediante la spedizione di un tagliando presente nel secondo volume di Mazinger Angels Z.

La confezione: : ★★☆☆☆
La scatola è decisamente piccola, la grafica è molto simile alle restanti MA, ovviamente mostra sul fronte la versione SS di Minerva. All’interno trova posto il classico stand, il sarcofago di polistirolo con il corpo principale ed un blister con gli accessori. Nulla di fantascentifico per un modello che dovrebbe presentare qualche plus in più.

Dotazione ed Accessori: : ★★☆☆☆
Anche la dotazione di accessori non fa gridare al miracolo. Bandai resta fedele alla tradizione di vedere limited dotati peggio delle versioni standard (in questo caso per la verità c’è una spada in più). Qualche piccolo accessorio in più non avrebbe fatto schifo, essendo la dotazione di Minerva praticamente assente.

Qualità e finitura: : ★★★☆☆
Il punto di forza della serie è la qualità complessiva del progetto. Le robot di Bandai sono quasi completamente di metallo, molto posabili e ben rifinite. Le MA non fanno eccezione e di conseguenza anche questa SS è bel colorata. Unica nota negativa è la tinta dorata delle giunture, che a differenza della Diana, ha finitura più lucida e si deteriora molto facilmente, rovinata dall’attrito fra le parti. Fate molta attenzione.

Articolazioni e posabilità: : ★★★★½
Come anticipato articolazioni e posabilità sono ai massimi livelli, per un chogokin. Come per le sorelle gemelle, l’utilizzo del corpo del gx08 abbinato alla testa della Minerva 09, limita la posabilità della testa, unita al collo ed articolata solo all’attacco col busto.

Fedeltà: : ☆☆☆☆☆
La fedeltà è un aspetto praticamente non valutabile. Si consideri che le MA nascono prima come rivistazione del Gx originale e poi riprodotte sul manga a loro dedicato ed utilizzato come mezzo di diffusione. Dal punto di vista tecnico quindi siamo ad una corrispondenza 1:1, tuttavia in questo caso sarebbe più corretto dire che è la parte cartacea ad essere fedele al modellino.

Nota tecnica: Una piccola nota va sottolineate in merito a questo Angel. Intanto, a differenza della Minerva X MA, questa torna ad avere la numerazione originale 09 e non 13.
gx-09ss009Altra differenza sostanziale è che il corpo non è quello della Minerva X originale, ma bensi quello di Aphrodite e quindi presenta propozioni leggermente diverse, il meccanismo di sparo sul petto, più tutti i dettagli grafici e di desing tipici del Gx08.
Altro pezzo riciclato sono le placche pettorali, dirattamente clonate dalla versione bianca ed anch’essa limited del Gx08ma.
Perde invece la seconda testa, con le ali e le mani ad artiglio. Peccato perché questo impoverisce del tutto il modello, lasciandolo spoglio di accesori degni di nota.
Un ultimo accenno va fatto alla colorazione delle parti di giunzione. Va detto che tutte queste MA, avendo il corpo completamente specchiato, sono verniciate con una tinta particolare, molto plastica, che lascia praticamente un film abbastanza delicato. Contrariamente ad altre produzioni, in questa SS, Bandai ha coperto con lo stesso film, anche le giunture di gomiti e ginocchia rendendole estremamente delicate. E’ bastato infatti il servizio fotografico, per far perdere il colore alle zone di attrito, cosa davvero molto seccante se si considera l’esborso necessario per l’acquisto.

Conclusioni - Media: ★★½☆☆
E’ difficile trovare un motivo valido per acquistare questa Minverva X shining Shadow. Almeno fino a che rimaniamo nei binari del buon senso.
Questa versione è forse la più difficile da trovare e sicuramente fra quelle che si sono prezzate maggiormente. Possiamo quasi definirla lo 01RB delle S.o.C., ma ne vale la pena?
Sinceramente direi di no. A parte lo schema colore, particolarmente attraente, non presenta soluzioni nuove, ricicla praticamente quasi tutto dal Gx08 Show White ed è anche un po’ delicata da esporre.
Sul piano generale, non c’è dunque modo di supportare un eventuale, dispendioso, acquisto e tocca demandare unicamente al gusto personale ed alla voglia di averla in collezione. Un po’ come per tutti i limited Bandai.

gen 202013
 
  • produttoreCM's
  • produzione: Novembre 2012
  • materiale: alluminio pressofuso / ABS / ATBC-PVC / POM
  • accessori: tre set di mani, due palder chuck.
  • altezza: 170mm circa
  •  peso: 349g
  • manuale: pieghevole a colori.
  • fornitore: privato
  • prezzo all’origine:  16,590 Yen

Premessa
Trasmessa fra il 1976 ed il 1977 Blocker Gundan IV Machine Blaster da noi conosciuta come Astro Robot è una serie della Nippon Animation di 38 episodi, mandata in fascia serale di Lunedì (fonte encirobopedia). Di per se la serie animata è di qualità dimenticabile, non presenta particolari spunti narrativi né particolari novità (se non che il capo formazione è il ciccione di turno invece che il bellone col ciuffo), se non per il fatto che nel mare magnum dell’età d’oro dei “robottoni” c’entrano di diritto anche gli Astro Robot. Però alzi la mano chi si ricorda la trama senza andarsela a rileggere o chi ricorda armi e noi dei mecha presenti.
Detto questo, stanchi dei mille-mila mazinghi è assolutamente positivo che, proprio come successo per il Gordian, Cm’s ci regala la possibilità di avere fra le nostre fila il chogokin di questi robot, partendo furbescamente dal quarto membro del team, quello forse più carismatico e che meglio è rimasto nella memoria dei 40′enni nostalgici, quello che, ammettiamolo, doveva essere il capo, il Bosspalder.
Per la verità Cm’s c’aveva già provato a proporre l’intera squadra, con la serie in “mass” in pvc ed abs, apprezzabile per lo sculpt, dimenticabile per tutto il resto. Vediamo allora che lavoro è stato fatto su questa versione metallica e se davvero val la pena trovargli un posto in vetrina.

La confezione: : ★★★★☆
Non mostra particolari novità, anche Cm’s pare aver trovato un suo standard e per uscite parche di accessori riesce a mantenere le misure entro un’accettabile compattezza. Cartonato di adeguato spessore e la grafica, questa volta molto azzeccata, contribuisce a dare una sensazione molto positiva. All’interno troviamo un unico solido contenitore di polistirolo, che ospita il corpo principale e gli accessori, tutti protetti dal proprio sacchetto trasparente.
Sempre come abitualmente fa, cm’s fornisce un telaietto con i tappi copri vite, lasciando alla discrezionalità del cliente se montarli o meno.
Le mancanze sono le solite già elencate più volte, il pieghevole a colori (qui privo di bustina protettiva) è poca cosa se paragonato al libretto di Bandai e sempre da Bandai, se fossero usati i blister per gli accessori, probabilmente avremmo una scatola ancora più compatta.

Dotazione ed Accessori: : ★★★☆☆
Come tutti i robot di “seconda linea”, già in origine non sono presenti molti accessori.
Bosspalder non fa eccezione e di conseguenza anche al sua riproduzione, come numerosità scarseggia.
Tuttavia, cm’s non fa mancare nulla, inserendo correttamente i palder chuck più tre paia di mani. Abitudine molto apprezzata è quella di fornire il modello anche di tappi compri vite, da applicare a scelta del cliente.
La qualità complessiva è buona, i dettagli ben definiti e dipinti, i materiali ottimi. Le due mazze ferrate sono dotate di catena in metallo e di connettore per agganciarle insieme, mentre le mani riportano i dettagli dipinti delle giunzioni sia delle falangi che del polso e non presentano distonia del colore rosso, identico a quello del corpo principale.
Nel solco della tradizione anche l’assenza di un qualsiasi stand espositivo e manca un effetto per rendere gli avambracci estensibili, come nel cartone animato.

Qualità e finitura: : ★★★★☆
Trovare difetti veri a questo Brave è dura. Cm’s conferma che, quando vuole, sa fare le cose per bene e colorarle in modo preciso.
Nell’esemplare esaminato, non ci sono sbafi di plastica, imprecisioni di colore visibili ed i dettagli, anche i più piccoli, sono resi molto bene.
In particolare mi è piaciuta l’uniformità del colore, fra le parti plastiche e quelle metalliche ed i dettagli della Freedom IV, la navetta del pilota.
Questa presenta parti trasparenti, come gli occhi e la cabina di pilotaggio ed è trasformabile per effettuare l’aggancio. Penso che questo sia il vero plus di questo modello, un pezzo che, per questa volta, pone Cm’s sopra allo standard dei soul of chogokin classici.
Come detto sopra, anche l’accessoristica è estremamente curata, sia come materiali che come colorazione.
Quello che non fa raggiungere il massimo della valutazione è l’effetto luminescente delle parti plastiche più sottili, che in particolari condizioni di luce risultano parzialmente trasparenti, anche se in vetrina è difficile che possa avvenire. In generale, fra i miglioramenti adottati, ancora manca quello della miscela plastica che fatica ancora a restituire una sensazione di qualità. Quello che viene in mente, quando si maneggiano le parti più sottili dei vari Brave è la plastica dell’ovetto kinder, per intenderci. Non è automaticamente vero che sia un materiale povero ed economico, però manca della giusta qualità percepita, che tali modelli meriterebbero.

Articolazioni e posabilità: : ★★★★½
Già dalla presentazione, era chiaro che questo trentanovesimo brave sarebbe stato interessante per le soluzioni adottate e così è.
Dico subito che anche in questo caso Cm’s si è impegnata per superare i limiti di tanti altri suoi precedenti prodotti e sfruttando in buona parte idee già presentate da Bandai, ha ottenuto una posabilità decisamente buona.
Tutto il robot è ben articolato e presenta numerose articolazioni telescopiche.
Caviglie, femori e spalle presentano connessioni a sfera ed estensibili, ginocchia e gomiti offrono angoli di piega ben maggiori di 90° ed il busto è collegato al bacino, sempre da un giunto sferico (curiosa la scelta di inserire un velo di pvc protettivo in fase di confezionamento).
Anche il collo presenta ben due punti di snodo, permettendo diverse combinazioni di movimento, anche se la particolare forma della testa non ne offre ampia escursione.
La soluzione più interessante è presentata nelle spalle. Queste sono estraibili e la seconda metà dell’articolazione incorpora, ma senza vincolarle le gator spin. Questo Bosspader, praticamente può congiungere le braccia, pur avendo torace prominente e gator spin. Davvero un ottimo lavoro.
Fin qui, i lati positivi, ma è chiaro che non tutto è roseo come sembra, o meglio è chiaro che CM’s qualche accrocchio lo deve fare.
Ci sono un paio di aspetti che meritano qualche riflessione. Il primo è la scelta di utilizzare perni caviglia sottili e non coprirli a dovere. L’articolazione è sì telescopica, ma a rientrare è la parte più spessa, così resta quella sensazione di vuoto, che in altri mecha classici (tutti quelli di Bandai) non c’è. Un elemento semisferico o semplicemente l’attacco grigio, spostato più in basso, avrebbe restituito un aspetto migliore ed avrebbe permesso di lavorare ad un’estetica del piede, sicuramente migliore.
L’altro dubbio, o meglio, criticità è dettato da alcune foto comparse all’indomani della distribuzione.
Il pernio del polso è solidale con l’avambraccio ed è relativamente sottile, mentre l’incavo ricavato nelle mani è decisamente preciso e obbliga ad una certa forza per poter inserire l’arto in sede. Personalmente, tenendo ben fermo l’avambraccio e facendo pressione, non ho avuto assolutamente problemi, ma resta una certa percezione di “pericolo” rottura.

Fedeltà: : ★★★★☆
La fedeltà è davvero buona. L’unico confronto che è possibile fare è sempre in casa Cm’s, con la versione Mass.
Rispetto a questa, dovendo presentare soluzioni tecniche più sofisticate, il design è stato rivisto e per alcuni aspetti risulta più slanciato.
Dire quale dei due sia corretto è cosa ardua, anche perché la versione animata ha una qualità e coerenza abbastanza bassa.
Non avendo fra le mani la versione di plastica, la comparazione su carta, mi fa propendere verso l’interpretazione del brave, con qualche dubbio per le proporzioni del petto e per l’aspetto allungato dei fori sugli spin.
Rispetto alla versione animata, l’unico compromesso che ho trovato rivedibile, sono le caviglie, mentre è ottima la riproduzione della testa.
Le mani, che in alcune foto di presentazione, parevano enormi, devo dire invece che sono del tutto simili alla versione animata, così come l’attacco dei polsi, dove la versione Mass si prende un po’ più di libertà.

Le soluzioni tecniche
Ci sarebbe da scrivere parecchio sulle soluzioni tecniche adottate su questo gx.. pardon brave goukin, ma cercherò di limitare le considerazione soltanto ad alcuni aspetti.
Intanto diciamo che sostanzialmente cm’s ha approcciato la realizzazione del Palder, basandosi su ciò che gli appassionati andavano elogiando da tempo sui S.o.C. di Bandai. Troviamo quindi articolazioni a scatto e telescopiche dall’estetica adeguata e poco appariscenti.
Tecnicamente la parte più interessante sono le spalle, per la soluzione dell’articolazione retrattile ad ampia escursione e lo spin non vingolato al corpo principale e la navetta traformabile che si aggancia al corpo principale.
I sistemi di apertura del petto e della fibbia sono meno originali e specialemente il primo ha imposto pesanti cicatrici lungo la parte bassa del busto, tuttavia considerando il poco spazio disponibile e lo spessore necessario per evitare eccessive fragilità, altre soluzioni non mi vengono in mente.
Anche le parti del gonnellino, restituiscono un po’ la sensazione di delicatezza, ma alla fine si sganciano e riposizionano senza problemi e Bandai le usa da tempo senza alcun problema.
Il punto debole, se esiste sono i polsi, però come detto poco sopra, agendo con la dovuta accortezza, non credo che siano così facili da spezzare come visto in una foto on line e dopo il primo sgancio/aggancio, lo saranno ancora meno.

Conclusioni - Media: ★★★★☆
Siamo arrivanti a tirari i fili di questa recensione.
Dunque questo Bosspalder è il miglior brave di sempre? E come si colloca rispetto alla produzione concorrente?
Direi che se prendiamo in considerazione la fascia di robot non trasformabili, con design classico, sicuramente questo è il miglior brave di sempre, proprio perché finalmente vengono sposate soluzioni tecniche già presenti fra i migliori mai prodotti e del miglior produttore, d’altro canto Cm’s ha una qualità molto più altalenante di Bandai, che sa far differenza nella scelta dei materiali e quasi sempre nella concretezza delle soluzioni adottate. Detto questo, sicuramente il Brave 39 è il più bandaiano dei goukin di cm’s, in senso positivo, restano ancora due aspetti fondamentali, sui quali è necessario porre evidenza: il prezzo, sempre e comunque alto in senso assoluto e l’incaponimento di cm’s nel non completare la dotazione con stand espositivi e presentare a volte soluzioni inutilmente complesse.
Per il resto, anche se tutto è perfettibile, è comunque davvero un bel prodotto che in vetrina non sfigurerà accanto ai S.o.C. classici, specialmente accompagnato dagl’altri tre machine blaster.
Infine segnalo che la differenza di design fa si che si possa anche optare per le versioni MASS di questi Astro robot, tuttavia per materiali e rifiniture penso che non siano prodotti equiparabili ed il prezzo richiesto, alla fine, arriva ad essere ancora più sbilanciato rispetto alla versione brave.

gen 172013
 
immagine di testa gx52
  • produttore: bandai_logo
  • produzione: 30 Gennaio 2010
  • materiale: ABS, PVC, lega metallica presso fusa
  • accessori: quattro set di mani, due getter tomahawk, due getter machine gun, mantello.
  • altezza: 160mm circa
  •  peso: 380g
  • manuale: libretto a colori.
  • fornitore: Jungle
  • prezzo all’origine:  8,190 Yen

Premessa
Era circa 1998 quando fu presentato Shin Getter The Last Day, una mini serie di 13 episodi (oav per la precisione) caratterizzati da un livello tecnico pregevole (diciamo almeno per buona parte della serie) e da una trama completamente rivista e che narra una sorta di “universo parallelo” rispetto alla vecchia serie animata nonché rispetto al manga di Nagai e Ishikawa.
Al di là del valore della serie in se, non è possibile comunque negare che ha dato il via a tutta una serie di nuove riproposizioni ed ha rinnovando i mechanical design di tutta la famiglia getter.
Se come prima casa, abbiamo incontrato Aoshima con il suo ottimo Shin Getter Robot, Bandai su questo brand era latitante, almeno fino alla presentazione del Gx51 ovvero il Getter Dragon proprio di the last day.
A seguire Bandai ha poi presentato il Getter One, sempre ispirato a quello visto nella serie di OAV ed in questo caso, entrando in diretta concorrenza con la casa della grande A, dato che era un mecha già presentato.
Vediamo dunque quali e quanti aspetti caratterizzano questo che ad oggi è l’ultimo dei Soul of Chogokin tradizionali e non trasformabili o componibili.

La confezione: : ★★★★☆
La scatola, dalla grafica abbastanza semplice ma elegante, non presenta novità di sorta. Sia come dimensioni che come organizzazione del contenuto, resta ferma nel solco della tradizione, quindi corpo del robot nel contenitore del polistirolo, accessori nei blister e stand classico, il tutto organizzato al millimetro, per una scatola principale dal cartone sufficientemente spesso e dalle misure compatte.

Dotazione ed Accessori: : ★★★★☆
La dotazione originale del Getter One non è particolarmente ricca, ma quello che viene mostrato nella serie, lo si trova anche nella scatola. Oltre ad i due getter tomahawk, troviamo le due minigun con tanto di caricatore estraibile, quattro set di mani alternative, il mantello e lo stand classico dei S.o.C. piccoli.
Ultimo accessorio è l’emettitore dal getter beam, che in questo modello è un complemento esterno e separato, al contrario del Gx-06.
Il livello di dettaglio è all’altezza e compre fedelmente la dotazione originale.
Dovendo trovare delle mancanze, forse uno stand con la possibilità di esposizione più dinamica, avrebbe reso maggior giustizia al modello, sarebbe stato gradevole un ulteriore mantello e qualche parte aggiuntiva sullo stile del Gx-06.

Qualità e finitura: : ★★★★☆
Spesso ci dimentichiamo il livello di precisione dei dettagli su questi gokin, ma Bandai non manca di ricordarcelo, proprio grazie a questi che sono i più piccoli fra i S.o.C.
Rispetto ad uno qualsiasi dei vari componibili, qui ci troviamo davanti ad un corpo principale ricco di diecast (tutto tranne pettorina, testa e piedi), parti in plastica che restituiscono una percezione di buona tenuta e particolari precisi e dipinti in modo uniforme.
Purtroppo persiste la mancanza di dettaglio sulle mani, cosa che Bandai pare aver abbandonato.
Una particolare nota, relativa proprio alla rappresentazione del Getter, è che Bandai non ha mai optato per dare trasparenza alle placche pettorali verdi. Cosa invece che è presente nella versione di Aoshima valorizzandone la resa finale.
Fattore non direttamente legato alla qualità, ma che tira in ballo il shin gokin è l’altezza. Seguendo quanto presentato per li Shin Mazinger e per il Getter Dragon (il più grande di questi “nuovi piccoli chogokin”), anche il Gx-52 è più piccolo e non di poco, rispetto alla rappresentazione di Aoshima che a suo favore ha pure la tradizionale abbondanza di diecast.

Articolazioni e posabilità: : ★★★★½
Questo Gx-52 è praticamente la somma di tutte le innovazioni portate al classico S.o.C che come capostipite il gx-01. Non c’è molto da aggiungere se non che eredita tutte le nuove soluzioni presentate dal gx-45 in poi, offrendo un ventaglio di pose ed una stabilità ragguardevoli. Ovviamente non siamo ai livelli di moderne action figure, ma sia per numerosità e concezione, è evidente la lontananza generazionale rispetto ai primi Gx.
Difficile trovare punti non articolati, in particolare poi i femori telescopici, offrono due gradi di escursione, così da permettere, nonostante il design decisamente massiccio, pose molto raccolte.
Sistemi telescopici a scatto li troviamo anche su spalle e caviglie, mentre il collo offre due punti di articolazione, uno alla base ed uno al vertice, vicino alla testa entrambi con pernio sferico che garantiscono un’accettabile posa di volo.
Il tronco presenta due articolazioni. Ventre e bacino possono ruotare orizzontalmente, mentre il busto è svincolato sui tre assi, con la possibilità di bloccare la sezione rossa in posa eretta. Accorgimento, questo, che parrebbe servire per migliorare la stabilità in un eventuale posa di volo.

Fedeltà: : ★★★½☆
La fedeltà è buona, molto buona. Fondamentalmente si sono formate due scuole di pensiero, una sostiene l’Aoshima, l’altra il Bandai. Dal mio punto di vista, se andiamo ad analizzare il design di riferimento forse nessuna delle due ha centrato al 100% il modello, in particolare la particolare forma del busto che entrambe hanno allargato nella parte superiore, però rivendendo la versione animata mi pare che le proporzioni del Bandai siano migliori, più raccolte le parti sporgenti, come le spalle e più allargato il bacino, richiamando un po’ le proporzioni over size del Getter One di The Last day. D’altro canto il design della testa è un’interpretazione diversa, come compare diversa in alcuni episodi (da dopo il tre). Tutto sommato sui dettagli di design influenza anche il gusto personale.
Dove non c’è opinione che conti è sull’altezza e sui dettagli delle placche pettorali e lì Aoshima ha lavorato meglio.

Le soluzioni tecniche
Questo GX a buona ragione, lo possiamo considerare come l’ultimo dei classici S.o.C. “piccoli”, quelli figli del Gx-01, per intenderci, dopo questo Getter 1, Bandai ha presentato tutti componibili o trasformabili ed ha ridotto di molto anche il numero di uscite, preferendo spostare parte della sua attenzione sui più piccoli S.r.C. e tutto il parco action figure.
Quanto alle soluzioni tecniche, come detto, quanto già detto sopra, il 52 presenta tutte le ultime soluzioni di articolazioni presentate sui S.o.C. di ultima generazione. In particolare le soluzioni a scatto dei femori, qui ulteriormente potenziate, con ben due step di estensione.
Come per il 51, anche questo Getter, abbandona l’idea del robot componibile e non presenta parti separabili.
Ho letto di segnalazioni relative alla poca tenuta del mantello, però sul mio esemplare teneva bene, mentre il pernio de collo era stato assemblato male ed inizialmente pensavo fosse fallato.
E’ bastato inserirlo più a fondo ed il problema si è rivelato non esserci.
Estremamente interessante è la soluzione adottata per l’accoppiamento delle parti il profilarle come i pannelli visti nella versione animata ma Bandai continua a non sposare i copri vite.

Conclusioni - Media: ★★★★☆
Sinceramente è difficile trovare difetti al modello. Se questi ci sono, probabilmente si possono concentrare nelle scelte pre progettuali, ovvero quello di renderlo una tantum, non accompagnandolo quindi con il relativo Getter 2 e 3 (politica per altro adottata col precedente Dragon) e di farlo piccolo.
Lato tecnico non mostra il fianco a critiche particolari, un maggior dettaglio alle mani sarebbe stato gradito, ma d’altro canto non da adesso che vado a ripeterlo.
Personalmente l’ho apprezzato molto, perché restituisce una sensazione di maggior qualità e rifinitura rispetto all’Aoshima, oltre ad avere una posabilità maggiore. Certo è piccolo ed in vetrina si sposa bene solo con i fratelli di generazione (gx45 e 51), inoltre è quasi impossibile vedere le relative versioni dei rimanenti getter, quindi conviene valutarne bene l’acquisto.