apr 012012
 
  • produttore: bandai_logo
  • produzione: Gennaio, 2007
  • materiale: ABS, PC, PVC, lega metallica presso fusa
  • accessori: 6 set di mani, 2 set di coprispalla, pettorina con generatore s2, armatura contenitiva, testa umanoide, Magoroku con custodia, Counter con custodia, 2 progressive Knife, fucile mitragliatore, handgun con caricatore, umbilical cable con connettore, entry plug.
  • altezza: 220 mm circa
  • peso: 182g con armatura
  • manuale: cartaceo, a colori, pieghevole A4
  • fornitore: Jungle
  • prezzo all’origine: n.d.


Premessa
La serie di Evangelion è stato il primo brand “moderno” ad irrompere nella famiglia dei Soul of chogokin e lo ha fatto con una sequenza di Gx decisamente ben riusciti e ricchi di accessori. Ancora oggi, ad anni di distanza, restano fra i migliori in assoluto seppur ritenuti, a torto o ragione, abbastanza fuori contesto.

Con la serie XS Bandai si è ripromessa di migliorare l’esperienza dei Soul, proponendo figure più articolate e posabili, egualmente ricche di accessori, ma rinunciando un po’ alla presenza del metallo. Per la verità, avendone avuto già esperienza, ritengo che questa serie abbia beneficiato più di altri prodotti della grande B, come i myth o le numerose action figure dotate di armatura. La struttura base, infatti, è costituita da un manichino ben articolato e longilineo sul quale poi viene fissata ed indossata un’armatura più o meno metallica, che porta la riproduzione al suo effetto finale. Va da se che la particolare conformazione degli Evangelion si sposa perfettamente con questo concetto e da li a riproporli nella serie “spec” è stato istantaneo. Vediamo allora cosa è stato fatto e se davvero si possono ritenere una valida alternativa ai GX corrispondenti che per il test type è il Gx14.

La confezione: : ★★★★½
La confezione è molto appariscente, dotata di vetrinetta, presenta una grafica appariscente e permette di individuare abbastanza bene il contenuto del prodotto e le sue caratteristiche fondamentali. Il cartonato è sufficientemente spesso e le dimensioni generose ma non esagerate restituiscono il giusto senso di appagatezza.

I numerosi accessori trovano ordinatamente posto nei due classici blister trasparenti, il corpo principale è al centro mentre tutto a torno trovano posto i pezzi dell’armatura, posizionati secondo logica.

Le istruzioni non sono minimamente comparabili con quelle presenti nella serie S.o.C.

Qualità e finitura: : ★★★☆☆
Siamo ai massimi livelli sia per materiali che finiture in generale. I particolari sono riprodotti con indubbia precisione ma qualche piccola incertezza negli innesti dell’armatura e qualche accessorio migliorabile non permettono di andare oltre le tre stelle.

Articolazioni e posabilità: : ★★★★☆
Questo è uno degli aspetti migliori del prodotto. La posabilità complessiva è molto buona, ottima se consideriamo il manichino privo di armatura.

Con l’armatura al completo, il modello perde un po’ della sua agilità e diventa leggermente più instabile. Questo sia perché aumenta il carico sulle articolazioni basse del piede e della gamba, sia perché il corpo aumenta un po’ di statura.
Il problema comunque non è eclatante e son sempre garantite ampie possibilità di pose accattivanti e d’effetto.

Notevole, il sistema di articolazione delle spella, con perni sferici a doppio fulcro, in grado di garantire una mobilità praticamente senza limiti. Anche il busto gode di una buona flessibilità, diviso in tre moduli collegati da giunti sferici.

Del corpo, l’unico punto che non mi è piaciuto sono i polsi, con uno snodo in stile revoltech. Non facilissimo da posizionare e con la parte di attacco con le mani che mi da la sensazione di non tenere nel tempo.

Fedeltà: : ★★★★☆
Questo Eva01 è molto fedele rispetto alla controparte animata e sicuramente meglio proporzionato rispetto al Soul. Più alto, più snello, anche nella colorazione rispetta maggiormente il design originale. Soltanto negli accessori pecca un po’ di dettaglio.

Da segnalare che il colore scelto per la placca pettorale è probabilmente troppo poco saturo, risultando quasi argento invece che celeste.

Le soluzioni tecniche
Questo è il secondo SPEC che analizzo ed è sempre un Evangelion. Per l’esattezza sarebbe il primo di tutta la serie SPEC, quindi non mi aspettavo molte differenze dall’altro Eva01 ed è effettivamente così. L’esperienza di Bandai si vede e molte delle soluzioni adottate sono rintracciabili trasversalmente in tutta la produzione. Si va dai kit HG fino ai Myth Cloth sia per concezione degli elementi sia per il manichino.

In particolare il concetto stesso di usare un corpo principale, sul quale viene fissata l’armatura esterna è proprio della serie dedicata ai cavalieri di Atena. Anche la posabilità è molto simile se non uguale e così anche il progressivo appesantimento ed irrigidimento dopo il completo assemblaggio.

Probabilmente il prodotto a cui sono più distanti sono proprio i soul of chogokin.

Conclusioni - Media: ★★★★☆
E dunque questi spec, valgono la pena come sostituti dei soul?
Dovessi dare una risposta secca, direi di no. Sono sicuramente più fedeli, meglio proporzionati, rifiniti quasi in egual misura e fantasticamente posabili, ma gli manca la cura del dettaglio tipica della serie Soul of Chogokin.

I Soul sono, per tradizione, decisamente meno fedeli, diciamo pure, che “interpretati”, sia nei colori (che presentano toni leggermente diversi e tinte metallizzate) sia nelle proporzioni, volutamente più massicce, però hanno una personalità che questi SPEC non hanno e sono qualitativamente fra i migliori SOC mai progettati.

Aggiungiamoci che sono estremamente accessoriati e non molto distanti dall’agilità mostrata da questi SPEC e facendo due conti, conviene comunque dargli un occhio personalmente, prima di scartarli solo perché non proprio conformi al design originale.

Costano meno, sono più grandi, molto più posizionabili e fedeli (ricordo che gli eva SOC oltre che più tozzi sono anche di colore leggermente “interpretato”), per contro sono mediamente meno accessoriati ed alcuni accessori non egualmente rifiniti e dettagliati.

Ultimo dettaglio, i nella serie riprodotta come SoC, sono usciti quasi tutti gli eva della prima serie, mentre per questi SPEC mancano lo 04 e 05, mentre in catalogo hanno inserito le versioni “Rebuild”.

feb 172012
 
  • produttore: bandai_logo
  • produzione: Dicembre, 2010
  • materiale: ABS, POM, PVC, lega metallica presso fusa
  • accessori: 4 set di mani, Breath-trigger, spada Zan Fang, supporto per stand tamashii.
  • altezza: 140 mm
  • peso: 162g
  • manuale: Foglietto bianco e nero.
  • fornitore: Jungle
  • prezzo all’origine: 5,800 yen

Premessa
In tanti volevano un Mazinkaiser e Bandai alla fine ha dato il contentino. Potrei aprire così questa recensione, visto che alla fin fine è vero che questo Super Robot Chogokin è il primo e finora unico Mazinkaiser della grande B.
Vorrei accennare un attimo sul personaggio in se, che praticamente conta ormai più interpretazioni del classico Majin da cui prende riferimento.
Mazinkaiser nasce inizialmente come versione evoluta del Mazinga Z sottoposto ai raggi Getter, evento assolutamente fuori canon, narrato nel video gioco super robot wars “non so che versione” e che segue una specie di logica evolutiva del vecchio Z ultra mega potenziato, ma che nasconde l’idea di svecchiare un brand altrimenti stantio e poco affine ai moderni mecha del periodo.
Manga e storie brevi non si sono fatte attendere, ma è con gli AOV del 2001 dove viene contestualizzata la presenza di Mazinkaiser (qui interpretato in modo più massiccio e possente) in una ipotetica continuità dei vecchi Mazinga. Alla fine vengono prodotte due stagioni per un totale di otto episodi che coprono e riscrivono la mitologia delle due serie animate principali, rivendendo e posizionando la figura del grande mazinga.
Questa versione è stata riprodotta da Aoshima con un modello, tutto sommato, molto fedele. La versione del video games, invece la possiamo trovare nella lista dei gokin di MaxFactory.
Mancava giusto Bandai all’appello, ma essendo la grande B. un’azienda che macina soldi a palate, non poteva che inventarsi un nuovo Mazinkaiser, con tanto di serie animata propria e completamente decontestualizzata da tutto quello visto fino ad oggi, aggiungendo altro caos alla già travagliata rinascita dei robot di Nagai.
Ecco quindi Mazinkaiser SKL (Skull).

La confezione: : ★★★☆☆
Questa particolare uscita della serie Super Robot Chogokin è una limited offerta in abbinamento al primo DVD della seria animata, quindi è fuori catalogo e presenta una scatola in più di colore bianco e con il nome del prodotto.

Dentro la scatola trovano posto il DVD e la scatola più classica del chogokin, con la grafica d’effetto sul fronte e qualche scatto dei dettagli del robot sul retro. Il formato è diverso da quello visto per altri robot della serie, probabilmente per potersi adeguare alle proporzioni del DVD case. Il cartone è di ottima fattura, le parti sono ospitate nel classico blister trasparente, mentre la grande spada trova posto sul fondo di cartone grezzo. Nulla di cui rimanere meravigliati ma nel complesso la qualità c’è.

Dotazione ed Accessori: : ★★★☆☆
La dotazione non è da stracciarsi le vesti, ma replica il 99% di quella che si può vedere nell’ OAV. D’altro canto tutto il prodotto nasce assieme alla versione animata quindi nulla di che stupirsi.

In teoria manca lo scrander che però probabilmente dovrebbe o doveva trovare posto in un altra uscita non ancora proposta e che sospetto farà la fine del kit di accessori aggiuntivi per il grande mazinga, ovvero il dimenticatoio.
Sono presenti quattro set di mani, compresi i pugni già inseriti, le due pistole pettorali, la spada ed il pernio per poter esporre il robot sugli stand tamashii.

Qualità e finitura: : ★★★★★
Non finisco mai di stupirmi per come siano curati questi mini chogokin. Tutto sommato, sia i dettagli che le plastiche sono al livello dei migliori Soul of Chogokin.

Le vernici hanno adeguato spessore, i colori sono uniformi e ben stesi, la plastiche non presentano eccessivi segni degli stampi ed i particolari anche i più piccoli sono ben definiti e colorati. Plastica un po’ leggera per la spada, che però si spiega con la necessità di non appesantire questo particolare accessorio per mantenere una posabilità accettabile.

Il metallo c’è ma non in maniera eccessiva. Sono indie cast i piedi, parte delle gambe e del busto.

Articolazioni e posabilità: : ★★★★★
Mazinkaiser ha un designe semplice ma ricco di orpelli che spesso limitano le possibilità di articolazione. Ne sa qualcosa Aoshima.
Orbene, qui Bandai fa un lavoro straordinario grazie alla progettazione attenta di perni telescopici diffusi a profusione sull’intera struttura. Nonostante lame, pinne, schinieri ecc… questo Mazinkaiser è impressionante quanto a posabilità e praticamente infinito nel numero di pose che può assumere. Un lavoro di tutto rispetto e soprattutto non invasivo dal punto di vista estetico.

Fedeltà: : ★★★★½
Come era prevedibile, difficile fare meglio. Probabilmente i due progetti sono proseguiti in parallelo, ma questo modellino E’ il Mazjin del lungometraggio. Proporzioni e colori sono interpretati ottimamente, gli accessori davvero molto dettagliati e precisi (le pistole sono dotate di grilletto e si ancora perfettamente al petto). Non si possono sollevare dubbi sul lavoro fatto.

Pimp my Kaiser… Sì… ma… quanti MAZINGA!!!
Una cosa su cui mi sento di essere iper critico è il caos che regna sovrano nella gestione del filone majin di Go Nagai.
Nel tentativo di far conoscere un personaggio ormai storico dell’animazione giapponese alle giovani generazioni, sì è perso del tutto la bussola, proponendo e riproponendo chiavi di lettura, spesso strampalate, poco approfondite e destinate a durare il tempo di qualche episodio. Nulla in confronto alla rilettura di opere come Getter Robot o Space Battleship Yamato, che costantemente trovano nuova vita, ma riescono a mantenere coerenza con i capisaldi della storia.

Questo Mazinkaiser SKL è solo l’ultimo e forse il più strampalato della serie, ma si potrebbe parlare per ore dei vari Majinsaga, Majinkaiser, Shin Majinga Z e comunque non se ne verrebbe a capo. Secondo me è un peccato, perché una versione riveduta e corretta di tutta la Majinsaga, secondo me non sarebbe male e potrebbe portare quello spessore che mancava anche nella serie classica.

Conclusioni - Media: ★★★★☆
La qualità del modellino non è nemmeno ipotizzabile che si possa discutere. Semplicemente siamo ad un livello tale che potrebbe far impallidire anche i fratelli più grandi. Il dubbio è semmai legato al personaggio stesso. Intanto è un robot completamente slegato dal qualsiasi serie classica. Persino rispetto al primo Mazinlkaiser risulta assolutamente decontestualizzato. I particolari estetici risultano un po’ raffazzonati, alcuni in particolare sembrano quasi appiccicati, tanto per creare un numero sufficiente di differenze rispetto al design classico, sentore che probabilmente c’è stato qualche problema di diritti d’autore. Quindi un motivo per l’acquisto risiede anche nel non piccolo aspetto del gusto personale.

Se esteticamente piace, penso che sia difficile non consigliarlo. Al contrario, se il personaggio non vi dice nulla e l’estetica la trovate esagerata o non di gusto, potete tranquillamente archiviarlo fra le tante occasioni perdute e dimenticabili.

feb 162012
 
  • produttore: bandai_logo
  • produzione: Novembre, 2004
  • materiale: ABS, PC, PVC, lega metallica presso fusa
  • accessori: 2 set di mani, tremble horn, bird can, zambot magnum con tutti gli accessori per la trasformazione in fucile e lancia granate, cinturone per gli accessori, pettorina e fregio gialli per Zambot , pettorina e fregio doranti per Zambot.
  • altezza:  13 mm (circa)
  •  peso: 69g
  • manuale: pieghevole bianco e nero.
  • fornitore: Jungle
  • prezzo all’origine:  n.d.
Premessa
La prima comparsa del Gx-23A la possiamo ricondurre alla pubblicazione del libro dedicato alla serie Soul of Chogoni “Project the Soul of Chogoikin” dove veniva data la possibilità, mediante la spedizione di un coupon di acquistare questa versione limited dello Zanboace con alcuni dettagli rivisti ed un paio di bonus parts per lo Zambot versione standard.
Come succede spesso il limited assunse subito una certa quotazione, per poi riposizionarsi un prezzo più ragionevoli ed una reperibilità, tutto sommato, più che buona.

E’ stato grazie a questa combinazione che dopo diverso tempo, ho deciso di inserirlo in collezione, anche perché fra le varie produzioni alternative e/o limitate il Gx-23A non si è mai attestato fra i primissimi posti come apprezzamento e quindi molti pezzi sono ancora in circolazione ed in condizioni pari al nuovo.

La confezione: : ★★★☆☆
La scatola è ovviamente più piccola rispetto al kit completo, cartonato nella norma, grafica allineata che le produzioni del periodo. L’interno è disposto su due blister trasparenti con un rinforzo in cartone. Come usuale sui limited il bel libretto a colori a più pagine e sostituito da un misero foglietto in bianco e nero. Le 3 stelle ci stanno tutte.

Dotazione ed Accessori: : ★★★☆☆
La dotazione è quella standard vista nel Gx-23, chiaramente limitata ai componenti del solo Zamboace. Sono tutti ben alloggiati nei blister trasparenti e ci sono due bonus parts per lo Zambot: il fregio a forma di luna e la pettorina, entrambi con finitura dorata ed a specchio. Avrei preferito che avesserro completato le parti, includendo anche le ali, così da rendere coerente la colorazione del modello principale evitando un certo effetto arlecchino. Continua a non piacermi la cintura troppo rigida e grossolana. Anche le mani aperte, essendo le stesse, restano sproporzionate rispetto al corpo principale.

Qualità e finitura: : ★★☆☆☆
Rileggendo la recensione dello Zambot, Gx-23, alla finitura veniva attribuito un voto decisamente negativo, questo sia in funzione delle plastiche dall’aria assai dimessa, folcloristicamente potremo definirle da ovetto Kinder, sia per la finitura delle stesse, che risulta grossolana, con molti segni degli stampi, bave e graffietti.
Questo Zamboace, diciamo che non si discosta di molto, sicuramente anche nel modello di serie, era l’elemento meglio rifinito e meno plasticoso, per cui qualche punto in più lo ottiene.
Da considerare anche la variabilità delle finiture, visto che nell’esemplare del Gx-23 che ho in possesso è particolarmente scadente come resa.
Il metallo resta localizzato nei femori, questa volta cromati e nel petto. La nuova colorazione degli accessori non aggiunge nulla di più, anzi questo grigio/azzurro forse stona un po’, rispetto al nero della versione originale. Precisi i dettagli del volto, come anche nel modello base.
Per il resto valgono le medesime considerazioni maturate all’epoca delle precedente recensione.

Articolazioni e posabilità: : ★★★★½
Il piccolo Zamboace è ben articolato, anche se alcune articolazioni lavorano su un solo asse. In particolare i piedi non permettono un posizionamento a gambe divaricate che permetta di far aderire la pianta del piede a terra. I femori non hanno ampia escursione in avanti, ma lateralmente l’articolazione arriva a 90° .La parte superiore del corpo gode di maggior libertà. Le spalle sono pensate per permettere la trasformazione quindi non sono semplicissime da gestire ma offrono buona posabilità, le braccia ed i polsi sono completamente articolati così come i collo. Lo Zamboace, preso da solo presenta una ottima articolarità.

Fedeltà: : ★★★½☆
La fedeltà è forse la parte più riuscita del Gx-23 e quindi non può essere diversamente per questo 23A. La colorazione un po’ diversa degli accessori non è altro che un’interpretazione alternativa della versione animata, mentre le parti cromate e dorate, non aggiungono nulla ne lo tolgono. Il Gx-23 era sulle tre stelle e mezza, così come lo è il Gx-23A.

Le differenze
La versione A si differenzia dallo Zamboace per alcuni particolari nella colorazione e per la presenza di due bonus part. Tutti gli accessori che compongono il fucile sono di un colore più chiaro, mentre il corpo principale presenta la colorazione di braccia e femori con finitura cromata e non grigio satinato.
Le bonus parts sono il fregio dello Zambot e la sua pettorina. Come detto sopra, per fare un buon lavoro, avrebbero dovuto fornire in versione dorata tutta la componentistica gialle. Sarebbe stato più corretto ed avrebbe reso sicuramente più appetibile questa uscita.

Conclusioni - Media: ★★★☆☆
Sicuramente questo Gx-23A resta poco interessante nel suo complesso. Per quello che offre costa comunque troppo e poi i bonus che da sono incompleti.Può essere preso in considerazione per affiancarlo con un Gx-23 completo se proprio non si vuol andare di coppia.
Consigliato solo agli affezionati e chi non può fare a meno dei limited.

nov 262011
 

 

  • produttore: bandai_logo
  • produzione: 30 Luglio 2011
  • materiale: ABS, PC, PVC, lega metallica presso fusa
  • accessori: 3 set di mani God sigma, 2 set di mani per Kuraiou, Kaimeio e Rikushinou; Kuurai Kyuu (arco e freccia), Rikushin Hammer(martello), Fucile Tridente, spada per Kuraiou, Musou Ken (spada laser), God Shield, catene uncinate, fucile a trapano, antenne alternative per le spalle, stand espositivo.
  • altezza: 300 mm
  • peso: 1086g (robot composto)
  • manuale: Libretto cartaceo, a colori, molto dettagliato.
  • fornitore: ZonaHobby.com
  • prezzo all’origine: 24.150 yen

Premessa
Potrei intitolare questa recensione con qualcosa tipo “E venne il giorno”. Rassicuro subito che non c’entra il filmetto di Shyamalan dove tutti si suicidavano su sollecitazione delle piante incazzate per l’ormai troppo ingombrante presenza dell’uomo e dei suoi rifiuti, ma è relativo alle sempre più insistenti voci di dismissione della linea Soul da parte di Bandai.

Innanzi tutto questo Gx60 segue di uno un precedente componibile, cosa che spezza l’ormai consolidata tradizione che vede Bandai alternare pezzi grossi e costosi, con altri più piccoli ed economici, secondariamente perché, a seguito di questo, sarà rilasciato un ulteriore componibile (il Daioja) ma solo ad Aprile e come Gx61, quindi nessun modello intermedio per ben otto mesi!

A queste, chiamiamole per ora “considerazioni”, si aggiunge che sia il 59 che questo 60, come vedremo, non sembrano prodotti che hanno richiesto un particolare lavoro di affinamento, ma si presentano come mere evoluzioni, neanche troppo elaborate, dei vecchi giocattoli Vintage made in POPY.

Ma bando alle ciance (mai questa frase ha avuto più senso) e procediamo con l’analisi di questo grasso, grosso e trino robottone.

La confezione: : ★★★½☆
La scatola è grande, come per il Daltanius, praticamente potremmo parlare di un nuovo formato di confezionamento che vede un aumento deciso dell’ingombro, anche in profondità.

Anche la grafica si spinge sempre più verso richiami forti e colori vividi, tipicamente da scaffale di super mercato, non vi è quasi più niente delle cornici classiche che si vedono nei primi Soul. Il richiamo “vintage” è meno marcato rispetto al Gx59 .

Rispetto alla confezione precedente è da segnalare che, restando il cartone molto sottile e data l’assenza di un ulteriore contenitore per il blister degli accessori, occorre fare molta attenzione a non schiacciare troppo il tutto, perché la scatola non offre la necessaria resistenza e potrebbe accartocciarsi abbastanza facilmente.

L’interno, fatta esclusione appunto per l’assenza del cartone di rinforzo, non presenta particolari sorprese.
I contenitori sono tre, il principale di polistirolo con i tre robot e parte degli accessori, un blister grande con i restanti elementi ed uno più piccolo con le mani piccole.

Come per il Daltanious c’è un forte richiamo al vintage, nella disposizione e nella scelta degli accessori. Presente pure il cartoncino che richiama la vetrinetta.

Dotazione ed Accessori: : ★★☆☆☆
Secca ripetersi, ma anche per la lista degli accessori si deduce quanto detto sopra, ovvero ci troviamo di fronte ad una dotazione del tutto paragonabile a quella che fu per il God Sigma DX di Popy.

Per quanto riguarda i tre singoli robot, troviamo due set di mani a testa, più quello già istallato; fra le solite varianti ci sono anche le mani a pinza presenti sul vintage.

God Sigma ha un totale di ben quatro set, compresi i pugni piccoli per la trasformazione, già collocati negli avambracci.  Sempre in riferimento al vintage da segnalare l’errore di assegnazione per il trapano perforante e per le catene uncinate che sono armi del God Sigma e non dei due robot Kaimeio (Nettuno) e Rikushinou (Terremoto) e quindi risultano piccole rispetto alle proporzioni del componibile.

Fra l’altro segnalo di fare attenzione al montaggio del fucile a tridente, perché mi si è spezzato il supporto, molto facilmente.

Mancano alcune armi, come le asce, il lazzo, le lame ventrali di Kuraiou (Tuono), peccato.

Ho apprezzato la presenza delle antenne alternative per le spalle di Tuono. Nelle foto del prototipo, effettivamente non si capiva se erano una variante poi scartata oppure un errore di montaggio. Chiarito l’arcano.

Capitolo a parte lo dedico allo stand espositivo. Se da una parte, con il perseverare del gigantismo di questi modelli, comincio ad apprezzare un raccoglitore solo per gli accessori, dall’altra vorrei che fosse fatto bene, mentre quello presente del GX60 presenta i supporti per le mani di dimensioni errate (più piccoli del punto di innesto) e quindi inutilizzabili.

Questo GRAVE difetto, che pare essere sistematico, porta il punteggio al pari di quello del Daltaniuos, altrimenti una mezza stella in più ci sarebbe scappata.

Qualità e finitura: : ★★★☆☆
La situazione, almeno nel mio esemplare, non è drammatica come per il Gx59. Alcuni segni sulle plastiche sono presenti, ma non risultano evidenti e sono in punti meno in vista.

Il Die-cast resta poco, pochissimo per la verità e questo abbassa la valutazione, però la finitura globale è buona ed anche i dettagli più piccoli sono riprodotti bene.

Occorre comunque fare attenzione alla trasformazione, che prevede parti a contatto e che sfregano fra loro.

Gli accessori sono quasi tutti rifiniti bene e dettagliati. Le spade presentano dettagli dipinti sull’impugnatura. L’unico accessorio un po’ povero è l’arco, che proprio non mi è piaciuto, con quel fil di ferro che simula la corda.

Non so se inserirlo nella qualità, ma il vintage, col passare del tempo, ha presentato un problema alle plastiche blu, che per una reazione di ossidazione si biscottavano e diventavano fragili. In questo modello, cercando di montare il fucile del robot blu, mi è rimasto in mano il braccetto di supporto.

E’ stata la prima volta che ho rotto un particolare di un SOC Bandai, senza particolare motivazione.

Articolazioni e posabilità: : ★★★½☆
Posabilità buona, nessuno dei componenti separati si può dire che sia instabile; God Sigma assemblato pure.

Buona l’articolazione complessiva della parte superiore del corpo per entrambe le configurazioni

Le gambe dei robot singoli permettono un sufficiente range di posizioni, sono articolate le caviglie, ginocchi e femori, ma non hanno grande ampiezza di movimento. Busto e bacino non sono articolati. Buono il collo, molto buone le spalle, gomiti e polsi. Anche se non è una vera e propria articolazione, il giunto per far rientrare le spalle (in Tuono per farle uscire) permette di giocare ulteriormente con pose particolari. Le mani a pinza non sono articolate.

Assemblato God Sigma nella parte superiore mantiene generalmente le caratteristiche del primo robot, quindi bene per tutti le articolazioni. Come per il Daltanious, la cremagliera della spalla presenta una lavorazione grezza che rende l’articolazione un po’ spugnosa. La presenza degli avambracci più grandi non compromette il gioco delle articolazioni. Le mani risultano ampiamente posabili, grazie all’ormai classico sono uni-ball.

Nella parte inferiore si riscontra una maggior staticità. L’articolazione femorale è ricavata da snodi con il fulcro laterale che pur mostrando una non eccessiva ampiezza di movimento, contribuiscono a non rendere statico il soggetto. Le ginocchia sono ricavate dall’articolazione del collo dei robot singoli, mentre molto interessante e funzionale è la caviglia (che è pure il punto di maggior flessibilità di tutta la gamba).

La grande ala permette di replicare la posizione di volo o di aggancio, con movimenti guidati ed a scatti.Nel complesso un voto più che soddisfacente, per un modello che poteva risultare ancora più statico del Daltanious.

Fedeltà: : ★★½☆☆
Il cartone animato di God Sigma è un bagno di sangue, forse più di ogni altro.

Se durante la serie le proporzioni del robot cambiano di continuo, anche i singoli frames di una sequenza animata mostrano proporzioni e pure colori diversi ad ogni step.

Va anche aggiunto che questo Gx60 pare essere una riproduzione del giocattolo vintage, più che della seria animata.

Ciò premesso, un aspetto che difficilmente è criticabile riguarda la trasformazione. Proprio come il vecchio Popy, il Gx60, con tutti i suoi difetti, si trasforma completamente rispettando quasi in toto si vede alla TV. Tanto più che lo fa, quasi non dovendo rimuovere nulla. Soltanto due elementi presente all’interno degl’ arti inferiori di Kuraiou (Tuono).

Questo da una parte è ammirevole, dall’altra ha posto limiti notevoli al risultato estetico finale.

Il robot appare più tarchiato e sproporzionato rispetto alla versione animata. La distribuzione delle masse è completamente spostata verso il basso e tutta la figura si salva perché alla fine, oltre che massicce, le gambe sono anche lunghe.

L’immagine globale non è sgraziata e restituisce, possanza.

Probabilmente è merito anche delle dimensioni notevoli, che non permettono una corretta visione d’insieme se non da una certa distanza. Cosa che invece ha giocato un effetto contrario nel Daltanious. In definitiva, la differenza la fa la percezione che si ha nel guardarlo complessivamente dove il God Sigma se la cava meglio nell’interpretazione proposta per il Gx59.

Anche singolarmente i tre robot, non sono male. Probabilmente, visto anche le dimensioni, si poteva fare di più, ma dobbiamo sempre far i conti con i materiali, che più di tanto non possono essere assottigliati e con la meccanica delle articolazioni. Restano comunque più tozzi del dovuto e sicuramente offrono un risultato estetico leggermente inferiore rispetto al corpo composito.

Contrariamente al Daltanious, non sono presenti accessori specifici per migliorare la resa finale e quindi testa e spalle restano della medesima dimensione.

L’unico stacca ed attacca, nella trasformazione, è relativo ai piedi di Tuono, che nella serie, magicamente sparivano dopo aver rilasciato gli avambracci. Se negli schemi pareva che ne volessero ricavare una versione trasformabile degli stessi, la soluzione è stata assai più pratica ed una volta estratti gli avambracci, si può optare per lasciarli penzoloni (proprio come nel vintage) oppure asportarli direttamente.

Gli accessori sono tutti abbastanza fedeli, eccetto per l’aggancio della spada, che è un semplice cappuccio e per lo scudo che risulta davvero molto piccolo.

L’ala di trinity fa un bell’effetto sia in configurazione di volo che di aggancio. Non credo che si potesse riprodurre tanto meglio. Forse sono un po’ troppo visibili gli sportelli per lo Scudo di Sigma.

Per ottenere un effetto ancor più fedele è possibile smontare con estrema facilità le teste dei due robot secondari, così da eliminare le antiestetiche antenne gialle di Nettuno.

Due note abbastanza stonate sono il petto con effetto catarifrangente a cui non sono riuscito a dare spiegazione ed il blu troppo metallizzato, rispetto alle tinte più pastello dei restanti componenti, ma sono sfumature estetiche che possono anche risultare gradevoli.

Alcuni hanno rilevato come le parti laterali di Nettuno e Terremoto non siano uniformi, essendo rispettivamente blu e nere. Mi sono visto un po’ di frame e devo dire che a volte appaiono così, magari potevano scegliere meglio, ma alla fine non è che disturbito oltremodo, considerando il kit assemblato.

La sufficienza è raggiunta, anche con l’aiuto dell’altalenante animazione, vah!

Le soluzioni tecniche
La trasformazione è stata ottenuta sostanzialmente migliorando quella già studiata per il giocattolo Popy.

Certo è stata ottimizzata e l’adozioni di articolazioni con il fulcro spostato laterlamente (femori all’esterno e caviglie all’interno) ha permesso di donare un po’ di movimento ad una figura che altrimenti sarebbe stata drammaticamente statica.

La parte più interessante è sicuramente la caviglia del God Sigma, ottenuta dall’unione delle due cerniere presenti all’interno dei piedi dei singoli robot.

Ulteriore aiuto al posizionamento lo danno i femori dei robot, che nelle gambe permettono di avere un punto articolato in più. Non molto naturale ma un super robot, resta un super robot e non sempre ha articolazioni coerenti ed antropomorfe.

Tutto il sistema di aggancio è tenace e non mostra particolari punti deboli, anche se le spalle del God Sigma devono comunque essere accompagnate nel movimento.

La grande ala presenta una soluzione per porgere la spada, un po’ grezza e non ci sarebbe voluto molto per inventarsi qualche sistema meno visibile, fosse stata anche solo un’elsa ad hoc.

Tecnicamente mi sarei aspettato una maggior evoluzione ed alcune scelte stilistiche potevano essere migliorate con l’adozione di accessori specifici per la trasformazione, come successo con il Gx59.

Nella recensione ho preferito non separare le varie voci, per i singoli componenti come successo per altri componibili, perché sia per tipologia che tecnologia i tre robot risultano abbastanza simili da poter essere raggruppati in una valutazione globale unica.

Conclusioni - Media: ★★★☆☆
Come per molti altri Robot accolti nella serie Soul of Chogokin, anche per questo God Sigma vale la premessa che non esistono concorrenti credibili costituenti una valida alternativa. Per questo, ogni considerazione è nulla se si desidera questo robot in collezione. A meno di non decidere per il vintage, ma di solito si colleziona vintage perché si vuole quel tipo di oggetto e non si ricerca una generica riproduzione del robot.

Il Gx60 presente in se tutte le caratteristiche, in negativo ed in positivo degl’ultimi Bandai, ed in particolare degl’ultimi componibili. La plastica è totalitaria nel confronto dei materiali. Il metallo è appena accennato e limitato in pochi dettagli.

Precisione costruttiva e rifiniture non sono al massimo delle possibiità della casa giapponese, o almeno non ai livelli su cui ormai ci si è fatti l’abitudine, ma sono anche un bel po’ distanti (in meglio) dal Daltanius, suo predecessore.

Dimensioni e stazza fanno il resto. Occhio al prezzo, infine. Il Gx60 non è fra i soul pià economici ed in Italia è sicuramente un pezzo noto e desiderato.

In vetrina assicura una presenza importante e si fa notare, tre stelle penso che sia un punteggio adeguato.