accessori: parti mobili braccia e punta perforante, stand con sostegno, Getter Machine con accessori
altezza: 250 mm circa
peso: 590 g
manuale: foglio A3 con le istruzioni e gli avvisi per le parti più delicate, foglio A3 con le informazioni delle prossime uscite
acquisto: www.zonahobby.com
assemblaggio :
finitura e colore :
posa e articolazione :
estetica* :
confezionamento :
Media:
*per questa recensione il campo fedeltà è sostituito con il giudizio estetico complessivo
Nonostante la presentazione dei modelli sia stata contemporanea, i dettagli e l’uscita dei tre getter di Fewture sono state scadenzate ad intervalli anche di mesi, questo probabilmente per permettere al mercato un miglior assorbimento di un prodotto dal costo non proprio irrisorio.
Da parte mia, una volta visionati i primi schizzi, già ero stato marcato a vita ed il completamento di tutta la serie era soltanto un’inevitabile conseguenza dello scorrere del tempo.
Per quanto riguarda il getter two, la confezione e l’inscatolamento seguono lo standard visto per i predecessori, fatto salvo il colore della foto sul coperchio della scatola. Non starò a sottolineare la già citata “appagatezza” nello spacchettare il modello, quanto alcuni segni sintomo di un inscatolamento non proprio ottimale, dovuto soprattutto all’involucro di protezione. In alcuni casi una tale situazione, potrebbe causare qualche rottura alle parti più delicate del modello.
Qualità costruttiva, materiali, assemblaggio e finitura, sono identiche agli esemplari che lo hanno preceduto, quindi parliamo di dettagli molto sopra alla media dei die-cast disponibili, ma anche di materiale plastico un po’ inferiore alle attese, qualche giuntura, lasciata alla buona tenuta dell’attrito e qualche timore nel posizionare il tutto senza basetta.
Da sottolineare come anche per questo getter fewture raccomandi la massima attenzione nel manipolarlo e l’uso della basetta per l’esposizione. D’altra parte, per un modello con tale peso e dimensioni, una caduta, non sarebbe facile da digerire.
Gli accessori sono numerosi e tutti di pari dettaglio rispetto al modello, il design si sposa perfettamente con quello del getter one e ripropone quella reinterpretazione stilisticamente aggressiva, ma non forzata di un classico Nagaiano.
Anche la getter machine presenta pari caratteristiche potendo anche agganciare parte del robot principale, come pettorina o braccia. Quest’ultime sono forse l’aspetto più rivisitato, presentando artigli agganciati all’avambraccio e non al posto delle mani, mentre la trivella è sostituita da una punta a trapano, da design estremamente aggressivo. Volendo nella confezione è presente anche una versione alternativa che la rende più simile all’originale e che si inserisce cappuccio sull’altra.
Sicuramente nel complesso questo getter two è ancora più imponente rispetto all’uno, perché più alto e con accessori più evidenti, ed anche se la forma longilinea ne snellisce la figura, le articolazioni principali, decisamente grandi e numerose rendono il tutto ben bilanciato.
accessori: 2Tomawak, parti asportabili, stand con sostegno, Getter Machine con accessori
altezza: 250 mm circa
peso: 950 g
manuale: foglio A3 con le istruzioni e gli avvisi per le parti più delicate, foglio A3 con le informazioni delle prossime uscite
acquisto: www.zonahobby.com
assemblaggio :
finitura e colore :
posa e articolazione :
estetica* :
confezionamento :
Media:
*per questa recensione il campo fedeltà è sostituito con il giudizio estetico complessivo
Già reduce dalla precedete produzione cyber-punk incentrata sulla serie di Mazinga, circa un anno fa Fewture ha cominciato a presentare le prime immagini di un progetto del tutto simile, ma basato sulla serie del getter robo.
Le informazioni iniziali, sebbene correlate già di foto pressoché definitive, erano abbastanza limitate. Il dubbio era se e quanto metallo sarebbe stato usato e soprattutto se andavamo in contro ad action figure con gli stessi problemi del sopra citato Mazinga: giunture molli e materiali non proprio esemplari.
Con il passare del tempo, finalmente Fewture rilascia le specifiche, che vedono una virata decisa verso la costruzione in metallo, ma soprattutto è confermato il calendario delle uscite, che non solo prevede la messa in produzione di tutti e tre i getter, ma anche della variante BLACK o per meglio dire del Getter 1 in variante Ryoma (chi ha visto un po’ di recenti OAV sa di cosa sto parlando). Versione che nell’intenzione del produttore è estremamente limitata.
Ora, sebbene non sia la versione più riuscita, ho cercato un acquirente per un rene e sono riuscito a comprare questa splendida, ma costosa variante.
Dico subito che la confezione è davvero degna di un limited. Vi sono due scatole, la prima in cartone grezzo, ma con gli ideogrammi e le scritte personalizzate. Dentro questa si trova la scatola vera e propria, in cartone rigido, nero lucido con sovra copertina. Aperta anche questa, sono finalmente al cospetto del sarcofago di polistirolo di “Aoshimiana” memoria. Rimosso il coperchio ed aperti i due lembi di cartoncino, finalmente vedo il modello, ma solo dopo aver rimosso la manualistica. A voler riassumere in una parola, direi… appagante.
Il modello si presenta moderatamente imponente. L’impatto del design, per chi ha già avuto a che fare con la Fewture è mitigato, ma è innegabile che colpisca.
Sulla parte frontale abbiamo il robot con tutti gli accessori, sul retro le parti del piedistallo.
Il primissimo impatto, è più che positivo. Rimuovendo il corpo principale, occorre fare attenzione in quando estremamente pesante, ma anche estremamente sbilanciato. Le gambe, decisamente grandi, sono di metallo per la quasi totalità e quindi vanno sempre sostenute per non mettere a rischio le giunture.
Il robot si presenta in configurazione “nuda” ovvero mancante di tutte la corazza, destinata ad un montaggio successivo. Questo è il vedo fattore innovativo, rispetto anche ai Majin 1901. Il robot presenta una doppia natura. Senza la corazza ricorda molto il design degli Evangelion, richiamando forti elementi organici; il volto in particolare presenta pesino i denti. Notevole la precisione dei dettagli, e resta d’effetto la vista della gabbia toracica. Ovviamente i particolari sono tutti in plastica.
Sebbene pregevole e d’impatto, questa modalità non sprigiona quel carisma tipico di questa produzione. Una volta montata la corazza ed gli accessori (che comprendo anche il generatore dei raggi getter). Ci troviamo davanti a quel capolavoro stilistico che vedevamo nelle foto ufficiali.
Va detto che la corazza pettorale è di metallo, mentre il resto degli accessori è di materiale plastico. Il fissaggio è semplice, ma lascia qualche dubbio sull’efficacia, in quanto (come abitudine di Fewture) si affida al solo attrito dei perni. Discorso a parte per il mantello che tratteremo più avanti. L’ascia realizzata in plastica gommosa dura, appare ben colorata, rifinita e di grande effetto. Il getter non presenta mani intercambiabili, ma un’articolazione semplificata (l’articolazione coinvolge raggruppa tutte e non le singole falangi) di quella utilizzata per i Majinga 1901. L’impugnatura appare stabile, anche se non raggiungiamo i livelli di Bandai
Una volta composto il modello, posso affermare che l’impatto visivo è notevole, e nell’insieme il tutto risulta anche piacevolmente armonioso. Insomma sembra che il designer abbia fatto un ottimo lavoro e che la trasposizione dalla carta al reale sia riuscita decisamente bene. Ma non è oro tutto quello che luccica.
Fermo restando quanto di buono ho detto, ci sono alcuni punti che lanciano un’ombra di dubbi su questa produzione.
In primo luogo l’effettiva rarità non è stata ancora accertata, e solo col passare del tempo si capirà se questa variane potrà dare motivazione al prezzo elevato di acquisto.
Secondo punto di non poco conto è quello relativo alle giunture. Queste sono assai numerose e ben studiate ed il robot, così come è concepito, presenta una straordinaria posabilità; allo stesso tempo le stesse caratteristiche offrono il fianco a possibili danneggiamenti e rotture di alcuni snodi, tanto da spingere lo stesso produttore ad inserire nella confezione le istruzioni di come maneggiare al meglio il modellino. In particolare il notevole peso della parte inferiore conferisce un baricentro estremamente basso e quindi possibilità di un posizionamento estremamente stabile. Di contro, la manipolazione va effettuata proprio afferrando il modello dalle gambe, ed accompagnando il movimento delle giunture, pena il rischio di rottura.
Questo dettaglio, in un modello limitato e con un prezzo di acquisto decisamente elevato, non è un fattore di poco conto. Considerando anche che le giunture, ad un’attenta analisi paiono effettivamente sottodimensionare, ed il materiale plastico non proprio di qualità. Nel dettaglio, ho notato, ad esempio come lo snodo del torso sia costituito da una semplice uniball con sostegni decisamente sottili. Tremo al pensiero che possa cedere, solo per un’errata manipolazione del modello.
Altro dettaglio negativo, è sicuramente il materiale che compone il mantello. Questo importante accessorio, è stato stampato in plastica gommosa dura ed è estremamente pesante. Una volta inserito, nel non facile incastro, sbilancia pericolosamente il modello dimezzando, ad essere generosi, la posabilità dello stesso. Questo, sommato ai possibili danni di una caduta, fa propendere per un’esposizione priva di questo accessorio, oppure l’uso del piedistallo, che però personalmente non prediligo.
A conclusione della recensione, va valutato anche l’investimento economico richiesto. Quello che è certo è l’unicità del design del modello, quindi il gusto personale è un dettaglio importante. E’ chiaro che se non piace il design e l’idea è di puntare all’acquisto solo per la presunta rarità si commette un grave errore ed i difetti fin qui elencati si ingigantiscono in maniera preponderante. L’acquisto invece è consigliato a tutti quelli che sono impazziti per il Majinga 1901 ma che sanno che Fewture ha nella scelta dei materiali plastici il suo punto debole e quindi è preparato a qualche pecca di questo tipo.
Infine una nota del tutto personale: leggo su diversi forum alcune considerazioni abbastanza opinabili. A parte il disquisire sul prezzo più o meno alto, spesso viene detto che questo modello è senza paragoni, che è il nuovo punto di riferimento del settore ecc.. Bhé è mia opinione invece che questo modello, seppur bellissimo, non porti nessuna innovazione o riferimento al settore. Infatti Bandai resta l’indiscussa dominatrice sia per i materiali sia per la qualità complessiva; Aoshima si distingue per i suoi modelli massicci ed imponenti; Max factory (l’ultima arrivata) sta provando a ritagliarsi una sua nicchia di mercato, puntando su modelli atipici, una qualità costruttiva in crescita se non pari a quella Bandai ed alcune soluzioni ardite. Fewture dal canto suo ha, furbescamente, creato un suo mercato, creando la prima action figure con parti in metallo e quindi non entrando direttamente in concorrenza con le altre case. Bene così ed avanti con i prossimi getter!
accessori: 2Tomawak, parti asportabili, stand con sostegno, Getter Machine con accessori
altezza: 250 mm circa
peso: 890 g
manuale: foglio A3 con le istruzioni e gli avvisi per le parti più delicate, foglio A3 con le informazioni delle prossime uscite
acquisto: www.zonahobby.com
assemblaggio :
finitura e colore :
posa e articolazione :
estetica* :
confezionamento :
Media:
*per questa recensione il campo fedeltà è sostituito con il giudizio estetico complessivo
Quando poco più di un anno fa, cominciarono a girare le prime foto dei prototipo della Fewture su una famigerata serie in new style del getter robot, in molti, compreso il sottoscritto, pensarono ad un naturale proseguo della famiglia 1901 e quindi automaticamente ai materiali ed ai problemi ad essi correlati, tipici del Mazinger e CO.
Col passare del tempo, sempre più voci intonavano invece un canto diverso. Si parlava di DIE-CAST e le foto svelavano sempre più quello che per molti sarebbe stato un capolavoro annunciato; restava da capire l’ordine e le date delle uscite e soprattutto quantità e prezzo di ogni singolo modello.
Archiviato il limitatissimo BLACK la volta scorsa, affronterò questo modello senza cercare troppi punti in comune, per considerare anche coloro che il BLACK non lo hanno mai visto di persona.
Va detto subito che la tiratura non è limitata o almeno non lo è come per la variante “RYOMA”, ma restiamo sempre su fascia di prezzo alta, e conseguentemente anche le pretese restano a pari livello. Non me ne volgiate, ma la precedente recensione ha suscitato un po’ di polemiche perché non ho sottolineato abbastanza le palesi qualità del modello, senza considerare però che certi aspetti vanno dati per scontato quando si parla di acquisti così “importanti”.
La confezione, volendo riassumerne in una sola parola, è decisamente appagante. Esternamente è presente una scatola di cartone neutro con stampati gli ideogrammi e il nome del modello. Aprendo questa troviamo avvolta nel cellofan la scatola vera e propria; nero lucido con sovra copertina dove campeggia l’immagine della testa del modello ed il nome. Rimosso anche l’ultimo coperchio troviamo i volantini (istruzioni, pubblicità ecc…) e sotto le linguette di cartoncino il sarcofago di polistirolo. Rimosso l’ultimo coperchio, finalmente accediamo al robot.
La disposizione è classica, ma si fa apprezzare per la cura. Ogni singolo elemento è protetto da una bustina; e quando di “ogni” intendo davvero tutti i pezzi, anche il più minuscolo.
Il robot si presenta, per così dire, nudo, quindi necessità un po’ di attenzione nell’assemblare le varie parti.
Nella confezione non sono presenti molti accessori, il robot originale non ha molto da mostrare, ma quello che c’é è veramente di qualità superiore.
Troviamo quindi: maschera, pettorina e ventrale in metallo, le lame degli avambracci, due Tomahawk, il mantello e la splendida getter machine eagle.
Una volta liberato dalla sua prigione, salta subito alla vista l’impatto estetico. Sebbene sia una rivisitazione in chiave pseudo cyber punk, le linee restano pulite ed eleganti. Merito anche della colorazione tipica, il design è piacevole e soprattutto rispettoso dell’originale. Lontano anni luce sia della versione BLACK, che soprattutto dai Mazinger 1901.
Il robot è costruito bene, notevolmente pesante, ha baricentro basso per l’enorme quantità di metallo presente nelle gambe. Questo, se da un lato garantisce ottima stabilità, crea qualche problema nella manipolazione. Fewture, furbescamente, si deve essere accorta di questo ed altri problemi dovuti alla distribuzione dei pesi e nelle istruzioni ha inserto una serie di indicazioni per il corretto posizionamento e per la corretta manipolazione delle articolazioni.
La colorazione è estremamente curata. Non ci sono sul mercato altri die-cast con dettaglio tale da raggiungere questo prodotto. Ogni singola fessura è sottolineata in nero. Ogni singolo pannello ha il suo contorno. Persino la classica colorazione bianco e rossa, prevede fra i due toni un bordo di colore metallico. Siamo davanti ad un lavoro certosino, che se fatto tramite macchinario, svela un nuovo standard di precisione. Certo, qua e là ci sono delle piccole imprecisioni, ma nel complesso del modello stiamo parlando davvero di inezie. Globalmente seppur uguale come dettaglio, appare più bella rispetto alla monotonia della versione BLACK che alcuni articolari, per natura, tendeva a nascondere.
Sugli avambracci, rimuovendo una sezione apposita, si possono montare le lame tipiche del getter ONE, curiosamente esiste la possibilità di montarle anche dalla parte opposta, oppure in accoppiata su due lati. La gabbia toracica interna, non presenta la colorazione rossa fra le costole, ma è di colore uniforme; il volto è identico a quello già visto per il getter BLACK, magnificamente dipinto ed un po’ evangelion style.
Completato il semplice assemblaggio, va aperto un discorso a parte per le articolazioni e la struttura generale del modello.
Le articolazioni sono davvero numerose e ben disposte, abbiamo diversi punti di snodo per ogni arto; il collo si muove liberamente sui tre assi ed ha ampia escursione. Spalle e ginocchi hanno doppia articolazione, i piedi possono essere orientati su due assi ed hanno la punta articolata, le mani sono asportabili ed articolate (ma nella confezione non vi sono parti sostituibili). Anche qui siamo oltre i massimi livelli dei qualità offerta dai concorrenti.
Anche gli accessori sono tutti ben rifiniti, soprattutto la getter machine. Il problema del materiale eccessivamente gommoso permane su alcuni elementi, ma per fortuna il mantello questa volta è leggero e rigido, così se montato non rischia di sbilanciare troppo e soprattutto sembra più tenace allo sgancio, rispetto alla versione precedente. Insomma qualcosa hanno migliorato.
La getter machine, anch’essa rivisitata, presenta parti in metallo e parti in plastica. La costruzione è interessante in quanto usa alcune parti del robot, come gli avambracci e gli snodi del gomito. Ho potuto apprezzare che con un po’ di sforzo è molto semplice simulare le fasi di aggancio con le altre due navette. Non vedo l’ora di confermare questa mia teoria.
Dunque si direbbe che siano tutte rose e fiori! Ed i problemi del BLACK?
Nella sostanza restano! La scelta delle plastiche è ancora un punto debole della Fewture. Queste sembrano troppo gommose ed affidare il montaggio degli accessori al solo attrito fra le parti non è una mossa che possa garantire longevità al modello. Altri elementi che invece si incastrato con la struttura principale, non hanno la necessaria rigidità per garantirne la stabilità. Un esempio di questo è la mascherina del volto. Ben fatta sicuramente ma sempre di quella gommaccia dura che tanto fa tremare i polsi. Tremore che riprende nel vedere la sottile articolazione del busto, o nel constatare che per l’assemblaggio di molte parti è stato utilizzato un collante e non le più sicure (ma antiestetiche) viti. Certo il design è avvincente e con i classici buchi avrebbe stonato un po’, ma con l’accortezza usata per alcuni particolari, si poteva ugualmente studiare dei tappi invisibili da collocare strategicamente.
La sensazione è che tutto il progetto del modello parta da una struttura unica in plastica, alla quale medianti incastri ed incollaggi vari vengono applicate le parti in metallo. Questo preoccupa nel caso di manutenzione o riparazione, perché non c’è modo di “smontare” il modello e poi rimontarlo senza nozioni e materiali da modellista esperto. Il collante poi ha tipicamente un invecchiamento variabile e se asportato porta sempre con se parte della vernice (come successo a me nello smontaggio della getter machine).
Certo le luci, a conclusione, sono molte di più che le ombre. E’ sicuro che a seguito dell’investimento economico necessario ed all’età media dei possibili acquirenti, questo getter venga posto e dimenticato in una vetrina a tempo indeterminato, ma resta il dubbio su una scelta di assemblaggio che con i die-cast ha poco a che vedere.
Resta la certezza della bontà complessiva e della indubbia bellezza estetica, resta anche la certezza che Fewture con questi prodotti sia riuscita a crearsi un mercato là dove spazio per la concorrenza non c’era. Sapeva che cercare di contrastare un prodotto come i soul di Bandai non sarebbe stato alla sua portata, sapeva che MaxFactory ha capacità tecniche e produttive difficili da contrastare e quindi per evitare di partire già svantaggiata ha prodotto i “suoi robot” che non assomigliano a nulla di quello già prodotto e visto fino ad ora. Un po’ action figure, un po’ die-cast queste rivisitazioni non si scontrano con i prodotti di nessun predecessore, ma gli affiancano, rendendo inutile qualsiasi paragone con altri produttori perché diversi per prezzo, quantità e qualità, il resto l’ha fatto l’ottimo designer e la capacità di realizzare quello presentato sulla carta. Migliorassero le plastiche sarebbero perfetti!
Già pregusto il sapore dei nuovi progetti, che per ora abbiamo visto solo schizzati!
accessori: Modulo Pantheroid, 3 paia di mani, due lance, due scudi, due missili perforanti, un bazooka, basetta con sostegno articolato.
altezza: 100 mm circa Jeeg , 95 mm circa Pantheroid.
peso: 99 g
manuale: pieghevole cartaceo, a colori molto, dettagliato.
acquisto: www.zonahobby.it
prezzo all’origine: 7,800 yen
Premessa
Ogni tanto capita di essere ancora sorpresi in questo Hobby e Fewture, con la decisione di produrre Action Figure die cast di Super robot in edizione super deformed penso che abbia sopreso in molti.
Abituati ai pesanti e fantasmagorici EX Gokin, oppure alle gommose e poco stabili action della serie 1901, non è che la nuova produzione nascesse priva di pre concetti, ma fin dalle prime foto definitive, questa nuova serie, denominata ES Gokin ha mostrato tutto il potenziale di un ottimo progetto, realizzato per giunta molto bene.
Quando poi si è visto che fra i primi modelli c’erano pure pezzi spesso poco rappresentati, beh l’interesse è stato davvero svegliato!
La confezione:
La scatola è decisamente compatta, d’altronde il modello è di piccole dimensioni, quindi non necessita di imballi troppo ingombranti.
Il cartonato è di buona qualità e spessore; la grafica è ricca, ma semplice e mostra il modello in tutte le sue potenzialità, con i vari accessori montati ed in posizioni dinamiche.
L’interno presenta la disposizione di elementi su tre blister trasparenti impilabili, molto pratici. Il primo presenta gli accessori principali, il secondo il robot, il cavallo e le coppie di mani, il terzolo stand smontato.
Gli accessori sono tanti e tutti abbastanza curati. Certo, Jeeg ha un’infinità di componenti ed un ulteriore blister avrebbe fatto la gioia di molti, ma le parti principali ci sono tutte. Mi sarebbe piaciuto un big shooter da affiancare sulla basetta.
Infine il libretto, che in realtà è solo un pratico pieghevole che spiega molto bene come articolare il modello e comporlo al meglio. Qualche paginetta in più magari su dettagli del progetto, non avrebbe fatto male, ma Bandai ci abitua male.
Qualità e finitura:
Devo dire che pur essendo molto piccolo i dettagli sono rifiniti abbastanza bene. La figura è colorata bene e segue i colori dell’anime presentando il bacino ed il ventre con una lieve tonalità d’azzurro. Alcune plastiche presenta i segni dello stampaggio, ma pochi per la verità e poco evidenti. Il metallo è poco e distribuito sul busto e nelle gambe. La parte forse meno rifinita o che restituisce un po’ la sensazione di “plasticosità” è il testone, forse perché necessariamente è concavo e leggero. Interessante la soluzione degli occhi su due livelli, così da generare una sorta di pupilla metallizzata, anche se l’espressione risultante non è proprio riuscitissima.
Pantheroid alias Modulo H305 alias Antares è fatto anch’esso molto bene. Le viti sono posizionate in modo che non disturbino troppo (sono tutte sul lato interno). Solo i due supporti laterali sono un po’ instabili e tendono a venir via. La testa si stacca lasciando libera l’area per l’aggancio con il Jeeg. Unico punto magnetico di tutto il modello.
Articolazioni e posabilità:
Il modello sembra prendere a prestito il progetto dei perni Revoltech, ma in piccolo.
Presenta una buona mobilità, limitata forzatamente dalle proporzioni tipiche dei deformed. Anche se la testa è leggera ed in plastica, non aiuta a mantenere in piedi il robot, anche se giocando opportunamente con i femori si riesce in buona parte ad evitare l’ausilio del sostegno delle stand.
Partendo dal basso, le caviglie sono orientabili sull’asse laterale, le ginocchia invece possono ruotano sull’asse del pernio e di 90° in senso orizzontale, quindi arriviamo ai femori, anch’essi molto simili ai Revo, possono essere fatti ruotare sul proprio asse (a scatto), ma lo snodo vero e proprio ruota solo in avanti ed in dietro. Quindi per trovare una buona posizione eretta occorre giostrare la posizione delle cosce e delle ginocchia (più difficile a scrivere che fare). Il busto presenta una articolazione con il ventre che permette minimi posizionamenti dalla notevole efficacia. Le spalle, sono del tutto simili ai Soul di bandai, presentando la classica scanalatura per posizionarle in orizzontale. Gomini del tutto simili alle ginocchia ma con una parte dell’avambraccio sagomata per poter ruotare oltre i 90°. I Polsi invece ricalcano lo stile usato da Bandai per le donne robot Gx08 ecc… praticamente una specie di uniball. Ogni posizionamento è comunque descritto abbastanza bene nel foglietto allegato.Va detto che la dimensione effettiva del modello, rende queste articolazioni davvero minute e la sensazione pratica di fragilità non tranquillizza. Tutta via, durante il set fotografico, non si sono mai verificati inconvenienti, fatto salvo per la sverniciatura (per altro invisibile) della punta delle uniball dei polsi. Per sicurezza comunque mi sento di sconsigliare la continua rimozione e sostituzione dei vari accessori per non incorrere in una non piacevole cedevolezza dell’attrito necessario a mantenere in posizione gli stessi.
Il collo e la testa presentano una serie di snodi che rendono il tutto estremamente mobile e posizionabile. Il collo stesso ha due snodi che permettono di traslarlo in avanti o indietro, termina poi con una uniball su cui è fissata la testa, o meglio è fissato un ulteriore elemento, articolato poi all’interno della testa. Davvero un capolavoro di posabilità per quel capoccione che è!
Pantheroid presenta soluzione similari e dimostra una notevole posabilità. Tanto che mi sono divertito a posizionarlo persino in postura eretta. Le gambe sono tutte articolate in modo da garantire una rotazione sui 3 assi quasi totale. La testa, non presenta articolazione al collo, ma la base del corpo permette un orientamento verticale molto spinto, accompagnato da una minima apertura del petto e da una parte a scomparsa forgiata a fisarmonica. Decisamente studiata per la posizione rampante.
Una volta assemblato il tutto in modalità centauro, la figure presenta una stabilità notevole grazie alle quattro gambe del cavallo.
Supportato dalle foto sulla scatola e dalla campagna pubblicitaria, ritengo che questa conformazione sia quella che valorizza maggiormente il prodotto.
Focus Accessori :
Sinceramente non ho molto da dire. Sono tutti molto belli e ben studiati. Bazooka, missili perforanti e scudi presentano alla base uno snodo articolato, così da poter assecondare il posizionamento rispetto al corpo. La composizione è semplice. Si svila l’avambraccio e si inserisce l’accessorio. Le mani disponibili sono di tre tipi. Aperte, pugno chiuso e pugno con fessura per la lancia. Tutti si inseriscono sull’uniball facendo attenzione di sostenere un po’ l’avambraccio, vista la dimensione ridotta del pernio.
Le lance sono due, anche se Jeeg ne usa sempre una sola. Si scompongono in quattro parti, così da poter essere inserite agevolmente nella mano.
Ultimo ma non ultimo, lo stand espositivo, presenta un braccio articolato che permette sia il posizionamento delle versioni in volo, che quella rampante in versione centauro. La base esagonale, presenta tre fori su cui posizionare il braccetto, a seconda della posa scelta. Nella confezione è presente un elemento per agganciare le basette di altri ES Gokin fra loro.
In generale l’ho trovato molto utile, ma forse un po’ invasivo. Fosse stato fatto in plastica trasparente ne avrebbe giovato il lato estetico.
Fedeltà(!?!):
Perché dare un voto sulla fedeltà e perché così alto? Semplice…
Se consideriamo il mechadesign della serie animata il punteggio sarebbe praticamente Zero, ma dato che in Giappone le varianti sono molto diffuse e spesso popolano anche la TV, con puntate o lungometraggi dedicati e videogiochi, non è stato difficile associare questo Jeeg a quello che si vede nella serie Super Robor WARS.
Preso come riferimento quello, diciamo che si differenzia di poco se non per alcuni particolari e la testa leggermente più squadrata.
Conclusioni - Media:
Beh che dire? A me è piaciuto molto. Conoscendo Fewture mi aspettavo qualche cavolata da qualche parte, ma sinceramente questo modello rasenta la perfezione. Se non fosse per le dimensioni effettive e per l’evidenza che trattasi di un super deformed non esiterei a definirlo il miglior Jeeg mai prodotto.
Purtroppo non posso farlo, proprio perché le ridotte dimensioni pregiudicano alcuni aspetti realizzativi (prima fra tutte la possibilità di utilizzare articolazioni più complete).
Mancano inoltre alcuni accessori che mi sarebbe piaciuto poter montare (magari acquistando più di una copia) come i componenti terra/aria/acqua, visti nella seconda stagione ed un Big Shooter da posizionare accanto al Jeeg.
Sicuramente un oggetto realizzato molto bene e con soluzioni che non si vedono facilmente nemmeno su produzioni più grandi e fedeli al mecha originale.
Un acquisto sconsigliato solo a chi proprio non digerisce i macrocefali.